giovedì 10 novembre 2011

1- Notte magica

Niente. Quel pomeriggio non feci proprio niente. Non feci nemmeno merenda. Rimasi tutto il tempo a guardare il cielo azzurro, sdraiata sul telo mare della Coca-Cola rosso con la scritta in bianco, appoggiato sull'erba del prato di casa mia, in costume da bagno, come se fossi al mare. La mia pelle era bianca come il latte, mi spalmai la crema solare che sapeva di spiaggia, chiusi gli occhi, ero in vacanza. Non volli nemmeno pensare a niente, quel pomeriggio. Non lessi né un libro, né uno dei giornali di mia madre, né la Gazzetta dello Sport. Riposo. La scuola era finita quella stessa mattina, da giorni meditavo cosa avrei dovuto fare questo pomeriggio: niente.
Rimasi catatonica per delle ore. Dopo che il sole ustionò in primo grado il settanta percento della mia epidermide mi alzai da terra e mi infilai sotto la doccia. Mi incaponii per tre quarti d'ora nel tentativo di domare con una piastra rovente i miei capelli ricci, mi infilai un paio di jeans chiari, risvoltai il fondo dei pantaloni un paio di volte, calzai un paio di Reebok bianche ormai consumate, una maglietta bianca con le maniche corte e legai in vita il giubbino di jeans.
Cenai in fretta con i miei genitori che parlavano tra loro, non ascoltai nemmeno l'argomento. Appena finita la cena non feci in tempo a salutarli che già ero fuori di casa.
Aprii con fatica il cancello grande del cortile, saltai in sella alla mia bicicletta gialla e volai più veloce del vento: pedalavo più veloce di quanto la catena della bici potesse sostenere, schivavo le macchine, evitavo le buche nell'asfalto, il vento mi fischiava nelle orecchie e tra i capelli, ero libera, libera!
Arrivai giusto in tempo per il fischio d'inizio, la prima partita dei mondiali di calcio del 1990. L'oratorio era pieno di gente, se ne stavano tutti in piedi davanti al maxi schermo montato per l'occasione al posto del campo di basket. Non me n'era mai importato più di tanto del calcio, io ero lì solo per lui.