sabato 12 novembre 2011

10- Matematica


Mi alzai la mattina seguente alle cinque. Qualche passerotto cinguettava sulla grondaia. Il silenzio tutt'intorno era tale da far sembrare il cinguettìo un rumore insopportabile, o forse non lo sopportavo io, frastornata com'ero dalla notte passata a rigirarmi nel letto e a sognare Luca seduto nel banco accanto al mio che mi suggeriva risposte sbagliate all'esame. Mi alzai dal letto, mi preparai in fretta, aprii il libro di matematica: il nulla. Non riuscii a ripassare nulla, la paura vera mi assalì, non avevo studiato niente per gli esami, tutta presa com'ero da Luca.
Per colpa sua adesso me la sto facendo addosso dalla fifa, pensai. Luca. Luca, Luca, Luca non riesco a pensare ad altro se non a lui. Oh, vattene dalla mia testa per un po', altrimenti qui per me si mette male. Che figo che è però... e sta insieme a me! A me! E a Manuela, tecnicamente... ma questo è un dettaglio. Mi ha detto che la pianterà appena torna dal mare. Perchè dovrebbe mentirmi? Io gli credo. Ma a cosa sto pensando! Sara svegliati, hai l'esame scritto di matematica stamattina!
Alle otto uscii di casa, pedalai fino alla chiesa di San Piero. Scesi dalla mia bicicletta. Appena entrata un forte odore di incenso risvegliò il mio cervello intorpidito, che per fortuna riprese a funzionare. Mi diressi verso l'immagine della Madonna affrescata sul muro della navata destra, feci scivolare una monetina nella fessura e accesi una candela. Mi sedetti su una panca e giunsi le mani in preghiera.
Ti prego, ti prego, ti prego Maria, aiutami. Fammi superare l'esame, ti giuro che se mi va bene stavolta studierò sempre e non penserò più ai ragazzi. Beh, più forse è esagerato. Prometto che ci penserò di meno e non quando dovrò studiare. Lo giuro. Non si giura, si promette. Lo prometto. Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te... Recitai un rosario intero. Feci il segno della croce, mi inginocchiai e uscii. Pedalai velocemente fino a scuola. Entrai in classe con le gambe che mi tremavano. Silvia era già in classe, lo sguardo vitreo, il colorito ceruleo. Neanche il tempo di salutarci con la mano ed entrò in classe il professore di matematica con la busta del compito proveniente direttamente dal Ministero. Non c'era più il tempo di pensare a niente, ci sistemammo veloci ai nostri posti, togliemmo il tappo alle penne Bic e cominciammo il nostro esame.