sabato 12 novembre 2011

14- Fronte del palco


Quel pomeriggio tentai di studiare qualche autore di letteratua italiana in vista degli esami orali che di lì a qualche giorno sarebbero cominciati. I risultati furono scarsi, anzi: scarsissimi. Controllavo di continuo l'orologio in attesa delle 17.00, per l'appuntamento con Luca dal giornalaio. Uscii di casa venti minuti prima e attesi all'angolo della strada, nascosta, finchè non lo vidi spuntare dalla parte opposta in sella alla sua sgangherata moto da cross gialla e blu ereditata dal fratello. Il cuore cominciò a battermi forte, mi feci coraggio e raggiunsi l'edicola fingendo una pedalata disinvolta. Accompagnai con cura il cavalletto della bici col piede e la appoggiai sul marciapiede. Subito il cavalletto sprofondò nell'asfalto che si era ammorbidito per la temperatura torrida di quell'estate.
"Ciao Sara" mi disse Luca con lo sguardo da incantatore di serpenti. Non attese la mia risposta, mi abbracciò forte. Le mie sinapsi interruppero di colpo le comunicazioni tra i neuroni. Mi abbandonai completamente a quell'abbraccio, sperimentando sensazioni che non avrei più dimenticato.
"Tieni - mi porse un nastro registrato - sono le mie canzoni preferite, tutte del Blasco, ovviamente. E' da novanta minuti".
Afferrai la cassetta e d'istinto la avvicinai al cuore, regalo prezioso e raro, di immensa importanza simbolica. Lo sapevano tutti che se qualcuno ti regalava una cassettina con le canzoni preferite, voleva dire che quello che nutriva per te era vero amore.
Vasco Rossi, Fronte del Palco. Lo adoravo anch'io.
"Ci sarà il concerto a luglio. Io ci vado. Vieni anche tu?" mi disse.
Avrei venduto una costola e un rene al mercato nero degli organi pur di poterci andare anch'io! L'avevo già chiesto a mia madre ma lei era stata categorica. Il suo no, implacabile. Che vita grama avevo, che destino infame il mio!
Da quel momento in poi tutti i miei pensieri si rivolsero a enfatizzare la mia sfortuna di non poter andare al concerto. Forse però avrei potuto escogitare qualcosa. Pensandoci bene, forse, non tutto era perduto.
Rimasi ancora una mezz'ora a chiacchierare con Luca e poi corsi a casa, infilai la cassetta nel walkman e la ascoltai tutta la sera, girandola e rigirandola appena finiva il nastro, fino a che non mi addormentai, esausta, con le cuffiette ancora incastrate nelle orecchie.