sabato 12 novembre 2011

16- Sotto al tiglio


Il giorno successivo ci ripresentammo tutte a scuola per gli esami. Dopo qualche giorno cominciarono gli orali. Tutte le mattine non dimenticavo mai di affidarmi una volta alla Madonna, una volta a Gesù, per poi passare ai Santi che venivano venerati alla chiesa del paese per assicurarmi un aiuto dall'alto. Non ero preparata adeguatamente per gli esami; è vero però che durante l'anno avevo sempre studiato molto e superai brillantemente tutte le prove.
"Brava Sara, hai studiato bene" mi disse la professoressa di italiano dopo l'interrogazione orale finale.
Ma se non ho neanche aperto il libro da una settimana a questa parte, pensai. Di tutta risposta le sorrisi. Mai contraddire un'insegnante, soprattutto se deve ancora formulare i giudizi.
Avevo finito, ero in vacanza! Uscii dalla scuola, non aspettai nemmeno le mie amiche, raggiunsi di volata l'edicola, dove speravo disperatamente di incontrarlo.
Nei giorni degli esami io e Luca riuscimmo a vederci ben poco. Non eravamo riusciti a darci un appuntamento preciso. Se non l'avessi incontrato davanti al giornalaio avrei fatto il giro di tutto il paese pur di trovarlo.
Girai l'angolo pedalando a cento all'ora, guardai con urgenza sotto al tiglio dove ci sedevamo sempre. Luca era là, un filo d'erba in bocca, mezzo sdraiato sul marciapiede. Feci un sospiro di sollievo, buttai la bicicletta per terra e gli corsi incontro.
"Ho finito, ho finito! Sono in vacanza!" Urlai mentre gli saltavo al collo.
"Brava! Com'è andata? Ti aspettavo, speravo saresti passata" si intimidì.
Arrossii. "Bene, dai. Tu? come stai?" Finsi interesse, mentre in realtà annusavo il suo odore di schiuma da barba e di muschio.
"Tutto tranquillo. Stasera ci sei da Kilappo?  E' tornato dalle vacanze e fa una festa".
"C'è una festa? Non lo sapevo neanche".
"Sì, fanno una festa. Ti passo a prendere in moto?"
"In moto? Ma sei matto? Mia mamma ci stacca la testa".
"Tu non ti preoccupare. Io passo alle nove. Ti aspetto all'incrocio di via Marconi. Tu esci di casa a piedi, poi mi raggiungi, salti su sulla moto e andiamo".
Che uomo, pensai.
"Ok, va bene. Se però mia mamma ci scopre ti ammazzo con le mie stesse mani".
"Non vedo l'ora" mi rispose lascivo.
"Vado a casa, devo farmi un bagno".
"Vai a lavarti" si avvicinò alla guancia e appoggiò le labbra sull'angolo della mia bocca.
Pedalai verso casa, col cervello di nuovo in pappa.