sabato 12 novembre 2011

19- La festa di Kilappo -prima parte-


Luca controllò il suo orologio da polso col cinturino in silicone arancione e si infilò il casco.
"Vado, ci vediamo tra cinque minuti" annunciò alla combriccola.
"Vai a prendere la Sara?" Chiese Michele intuitivo.
Luca non rispose, saltò in sella, accese la moto con una sgasata e sparì inseguito dal rombo del  motore.
Lo vidi da lontano, mi venne un attacco di tachicardia con tanto di sudori freddi e salivazione azzerata. Non ero mai salita su una moto in vita mia.
Se mi becca mia mamma sono sicura che non arriverò mai alla maggiore età
, pensai saggiamente.
Il centauro frenò a qualche centimetro da me; si tolse il casco con grazia e quel gesto fu per me causa di divinazione, una percezione visuale molto vicino a un'entità divina, una visione come quella di Ezechiele nel dipinto di Raffaello Sanzio: la sfolgorante apparizione di Dio in cielo.  
"Ciao" mi disse passandosi una mano tra i capelli.
Sorrisi senza proferire parola. Scese dalla moto, estrasse un secondo casco dal bauletto fissato sulla parte posteriore della moto.
"Tieni, forse è un po' grande per te ma se lo stringi bene sotto al mento dovrebbe andare".
Oddio che brutto
!, pensai mentre ringraziavo e infilavo la testa dentro un mezzo uovo rosso con delle fiamme gialle disegnate ai lati. Mi sono pettinata per niente.
"Adesso metti un piede sul pedalino lì dietro, tieniti a me e sali" disse. Sembrava una cosa facile. Segii le istruzioni alla lettera e mi ritrovai seduta dietro di lui. Accese il mezzo ruggente.
"Tieniti a me" disse appoggiandomi la mano sul polpaccio. Partì piano, forse lesse il terrore nei miei occhi, poi accelerò e io mi strinsi forte a lui. Dopo qualche minuto cominciai ad assaporare la gita. Appena mollavo un po' la presa Luca accelerava di nuovo, per far sì che mi riappiccicassi alla sua schiena come un koala all'albero. Chiusi gli occhi e pensai che fare la zavorra abbracciata al proprio uomo fosse la cosa più bella del mondo.
Arrivammo troppo in fretta alla casa di Kilappo. Scesi dalla moto, gli passai il casco orribile.
"Ti è piaciuto?" Mi chiese, troppo vicino al mio orecchio per ragionare una risposta complicata.
"Si" dissi annuendo.
Mi prese la mano e insieme entrammo in casa. Salutammo i genitori di Kilappo e scendemmo le scale verso la cantina-taverna adibita a salone per le feste. Man mano che ci si avventurava verso il basso venimmo assaliti dall'odore pungente di muffa e il suono della musica.
Entrammo nella sala buia, attraversata qua e là da fasci di luce colorata troppo debole per riconoscere a prima vista le persone che brulicavano per tutta la sala.
Silvia e Anna ci vennero incontro, mi trascinarono via da Luca che raggiunse i suoi amici.