sabato 12 novembre 2011

30- Prima del concerto


Luca suonò il campanello di casa mia, facendomi fare un balzo dal divano una frazione di secondo prima di sentire il suono. Era come se avessi avvertito la sua presenza fuori dalla porta. Cominciai a correre per casa per recuperare zaino, panini, giacchino corto di jeans. Passai anche a fare la pipì, perché chissà quando sarei riuscita a trovare un altro bagno al concerto.
Aprii e richiusi la porta di casa con cautela, controllai al piano di sopra per vedere se mia zia stava telescrivendo in diretta cosa stesse succedendo a mia madre o meno. Per fortuna tutti i garage erano vuoti, in casa non c'era nessuno.
"Ciao" mi disse Luca attraverso il casco. Spense il motore della moto, mi aiutò a salire a cavalcioni sul mezzo.
"Vai piano, eh!" Gli intimai terrorizzata all'idea di prendere l'autostrada verso Milano.
"Non ti preoccupare, è tutto sotto controllo. Cos'hai nello zaino? Guarda che stasera ti riporto a casa, non stiamo in giro una settimana..." mi sorrise.
"I viveri! Ho preparato due panini e qualche Billy".
"Dai, andiamo. Tieniti forte a me, rilassati e non stare rigida sulla moto".
Non avevo capito esattamente come mi sarei dovuta comportare in moto ma non dissi nulla e cominciai a pregare di arrivare sani e salvi, che nulla andasse storto e che i miei non ci scoprissero.
Dopo una mezz'ora di rombo nelle orecchie attutito dal solito casco orribile in dotazione da quello che ormai era ufficialmente il mio ragazzo, parcheggiammo fuori dai cancelli dello stadio di San Siro.
Il caldo torrido aveva semi liquefatto l'asfalto, che inghiottì il cavalletto della moto.
Attorno ai cancelli centinaia di ragazzi pascolavano pazienti. Ci sedemmo sotto a un albero all'ombra, bevemmo un Billy e aspettammo, abbracciati.