sabato 12 novembre 2011

32- Al concerto -seconda parte-


Il sole tramontò portandosi via la maggior parte dei nostri liquidi e sali minerali. Nonostante fosse sera, la canicola non accennava a diminuire: pare ci fossero trentasei gradi reali e quaranta percepiti. Io ne percepii almeno il doppio.
Gli agenti della sicurezza all'interno dei cancelli si avvicinarono stancamente ai numerosi ingressi. Migliaia di giovani si alzarono da terra e si accalcarono contro le sbarre dei cancelli. Permettevano l'ingresso a una persona per volta, che in fila indiana man mano si dirigevano verso lo stadio come le formiche nel formicaio.
Dopo una mezz'ora interminabile, schiacciata come una sardina dalla moltitudine di persone, passai anche io e Luca dopo di me. Arrivati al prato di S Siro, mano nella mano, scattammo per una corsa  a perdifiato per raggiungere un posto vicino al palcoscenico, che era già gremito di persone tutto intorno.
Una mezz'ora più tardi si fece buio pesto. Dei fasci di luce sparati contro il pubblico lo risvegliarono e dalla calma apparente un boato di urla e fischi fece tremare gli spalti e accapponare la pelle. Tutti quanti sul prato spingevano verso il palco e insieme a me si schiacciarono tutti i succhi di frutta che si riversarono nello zainetto dell'Invicta, bagnandomi la schiena del liquido zuccherino. Nella sfortuna, un minimo di refrigerio.
Dall'alto spruzzarono acqua in continuazione per evitare alla gente di svenire dal caldo. I vestiti si inzupparono in un attimo, Luca estrasse dal suo zaino la macchina fotografica e due fascette con scritto VASCO da legare sulla fronte.
"Mettitela" mi urlò nell'orecchio per farsi sentire in mezzo al caos.
"Chi? Io?" chiesi con in mano un pezzetto di stoffa nera con una scritta bianca.
"No, dallo a quella cicciona lì che ti sta soffocando con quelle braccia da muratore! Certo! Mettitela tu!" Mi diede una mano a legarla dietro alla nuca perché le mie braccia erano bloccate dalla cicciona che sbraitava come un'ossessa.
"Ma cos'è quest'odore strano? Sembra rosmarino" chiesi a Luca.
"E' fumo"
"Si, questo l'avevo capito, ma da dove proviene questo fumo?"
"Oh mamma Sara, quanto sei ingenua, è fumo, cioccolato, marjuana, hashish, è droga!"
"Drooooogaaaa?" Urlai.
"Urla più forte, tanto qui non ti dice niente nessuno!" Aprì le braccia e rise, si sentì libero, forse. Io mi sentii perduta.
"Vuoi provarla?" Mi chiese suadente. Terrorizzata mi vidi scorrere davanti agli occhi tutti gli spot antidroga della fine degli anni ottanta che avevo metabolizzato in anni e anni di televisione.
"No, grazie" dissi solo.
Vasco salì sul palco e ci salutò. Urlammo tutti, dimenando le braccia per aria. "Vasco ti amo!" Si sentiva e "Vasco sei un grande!"
Sessantamila. A quel concerto eravamo in sessantamila. Non mi sembrava vero, ero in Paradiso e in un girone dell'Inferno allo stesso momento. Vasco cantò, tutti noi cominciammo a saltare e a ballare e io, sbadabam! Svenni per terra.