sabato 12 novembre 2011

36- Resoconto nr 2

Mi sedetti per terra, abbracciai le gambe attirandole al petto, appoggiai la testa sulle ginocchia e lasciai che il getto d'acqua sparato dal soffione della doccia lavasse via i pensieri, oltre che una buona dose di sporco che ancora avevo addosso dalla giornata precedente.
Questa volta avevo superato me stessa: l'avevo fatta grossa e i sensi di colpa mi dilaniavano lo stomaco per aver tradito la fiducia di mia madre, che non mi avrebbe mai più creduta in futuro. L'avevo delusa, avevo fatto una figuraccia tremenda davanti ai genitori dei miei amici.
Chissà in paese cosa diranno di me, adesso, pensai senza muovermi di un centimetro dalla mia posizione, il getto d'acqua tiepida mi massaggiava la cervicale.
Diranno che sono una facile, una poco di buono, una zoccola! No, una zoccola no! Non è giusto, non sono una ragazza facile, io! Non mi sono fatta toccare con un dito! E poi come farò con Luca? Non potrò uscire di casa per un mese... un mese è lunghissimo, è l'eternità. Mi pianterà e se ne cercherà un'altra, finirà così, lo so.
Piansi confondendo le lacrime tra le gocce d'acqua che schizzavano dappertutto, mentre il vapore stordiva i miei pensieri.
Mezz'ora più tardi, mentre mi asciugavo i capelli, sentii il campanello di casa mia suonare. Terminai di vestirmi in tutta fretta e aprii la porta: Michele, mio cugino, mi guardò negli occhi e trattenne a stento una risata divertita.
"Ah, sei tu, vieni dentro" gli dissi. Mi diressi in camera mia, evitando di controllare se mi stesse seguendo o meno.
"Ciao cugina, ma che cacchio hai fatto ieri sera?" Mi chiese mentre mi seguiva docile.
"Come fai a saperlo di già?"
"Che domanda, io vivo al piano di sopra e secondo te non so in tempo reale cosa capita e a chi?"
"Uff" mi buttai sul letto prona, nascosi la testa sotto al cuscino.
"Almeno ti sei divertita?" Domandò sedendosi sul letto accanto a me.
"Si, anche se ne sono successe di tutti i colori".
"Tipo?"
"Aspetta, accendi la radio e alza il volume: qui anche i muri hanno le orecchie" attesi che la frequenza di Radio Valle Olona inondasse la mia camera e cominciai a raccontare.
"Faceva un caldo atroce, ci saranno stati quaranta gradi alle otto di sera. La gente si accalcava di continuo, non si riusciva a stare in piedi senza venire travolti dalla folla. Sono svenuta".
"Cosa? Sei svenuta? E come hai fatto? Sei andata all'ospedale anche tu come Matteo? Mamma mia che serata!" Michele si sfregò le mani.
"Ridi pure tu, io sono in un mare di guai. Non sono andata all'ospedale, mi hanno trasportato davanti alle transenne e ho visto il concerto da lì".
"In prima fila?" Chiese incredulo.
"Si, Vasco mi ha toccato la mano. Questa qui - la mostrai a mio cugino - rosica pure, adesso".
"Tutte agli altri le fortune, io non sono nemmeno andato al concerto perché mia mamma non voleva. Mi hai sentito? Mia mamma non voleva... hai un déjà vue?"
"Senti io a quel concerto ci dovevo andare, costasse quello che poi è costato" risposi risoluta.
"Ho sentito che sei in reclusione. Vuoi che ti consigli una buona lettura?"
"Sfotti?"
"Sì".
"Come faccio adesso? Un mese! Sai quant'è un mese senza uscire di sera? Significa dire addio ai mondiali, addio ai tornei serali di calcio dell'oratorio!"
"Da quando ti interessa così tanto il calcio?"
"Non mi interessa il calcio, mi interessa uscire!"
"Ma si, dai, non fare tragedie: tra due settimane partiamo per la montagna col Don, te n'eri dimenticata? Hai già l'indulto".
"Oh, è vero! L'avevo completamente rimosso, quindi si tratta di due settimane di isolamento, che poi magari richiedendo un patteggiamento tra le parti la pena potrebbe ridursi ulteriormente. Evviva!" Abbracciai mio cugino, che ricambiò l'abbraccio divertito.
E' il momento delle dediche qui a Radio Valle Olona e il primo messaggio va a Sara da parte di Luca che le dedica Canzone di Vasco Rossi con questo messaggio: E' stato splendido.
Le note della canzone per me si diffusero nella mia cameretta. Ero di nuovo in paradiso, ero di nuovo viva, ed ero innamorata persa.