sabato 12 novembre 2011

38- La permissione genitoriale


Srotolai in fretta il bigliettino e lessi ansiosa.

Ciao Sara, come stai?

Non ho chiuso occhio per tutta la notte pensando a cosa ti avrebbero potuto fare i tuoi per averti beccato in fragrante. Si, come il pane appena sfornato. Però ha azzeccato il condizionale! Vabeh, andiamo avanti, pensai.
Non ho dormito anche perché ero troppo felice per essere stato al concerto con te! In una serata sola c'erano tutte le persone che amo: te e il Blasco. Ti rendi conto che fortuna?
So che non ti faranno più uscire di sera. Non fa niente, ci vediamo di pomeriggio. Domani andiamo al cinema, la Silvia ha organizzato tutto. Non vedo l'ora di vederti,
Luca

Rilessi per ore il messaggio di Luca, annusai la carta sperando fosse impregnata della sua fragranza, per dirla con parole sue. Fui colta un paio di volte da un raptus da maestrina isterica e dovetti richiamare il mio autocontrollo per evitare di correggere con la penna rossa il suo errore 'fragrante' con 'flagrante'. Poi mi detestai per la mia saccenza e accantonai il pensiero dalla mente.

Ora il problema era un altro: chiedere ai miei genitori il permesso per andare al cinema il giorno seguente.
Attesi impaziente il loro rientro dal lavoro. Avevo pulito casa, preparato la tavola e cucinato la cena.
Mia madre entrò per prima, mi salutò e occupò il bagno per farsi una doccia. Subito dopo entrò mio padre che si abbandonò sul divano con lo sguardo stanco.
"Ciao papà!" Mi sedetti accanto a lui, il mio obiettivo ben piantato in testa.
"Ciao Saretta" mi accarezzò la testa come faceva quando ero bambina.
"Senti, mi devi aiutare con la mamma" piagnucolai.
"Perché? Cos'è successo ancora?" Chiese annoiato.
"No, niente però..."
"Però?"
"Domani i miei amici vanno al cinema a Busto e mi hanno chiesto di andare con loro. Hanno organizzato apposta perché sanno che non posso uscire di sera".
"E cosa vorresti da me?" Chiese mio padre divertito.
"Che lo chiedessi tu alla mamma, io ho paura che mi dica di no".
Mio padre afferrò il telecomando della televisione, si sintonizzò sul telegiornale della Rai e lo guardò in silenzio.
"Per favore, per favore, per favore papà!" Lo supplicai senza ritegno.
"Dai Sara, fammi vedere cosa riesco a fare. Ma tu mi devi promettere di non fare altre scemate. Va bene?"
"Lo giuro, lo giuro! Grazie!" Gli schioccai un bacio sulla guancia e attesi sorniona. Avere un alleato così forte era sinonimo di vittoria assicurata.