sabato 12 novembre 2011

39- Quasi al cinema


Quella sera, prima di addormentarmi, appoggiai un bicchiere capovolto al muro che fungeva da divisiorio tra la mia camera da letto e quella dei miei genitori e chiusi gli occhi, concentrata, per ascoltare le loro chiacchiere.
"Blablablabla Sara blabla" riuscii a decifrare dal tono baritonale della voce di mio padre.
"Bravo papi! Perora la causa! Lavoratela ai fianchi!" Dissi a denti stretti.
"Blablabla! Con quel cretino blabla" disse, forse, mia madre.
"Non è un cretino, è il mio ragazzo ed è pure parecchio figo" ribadii a denti stretti.
"Blablabla, blabla preso ottimo a scuola bla bla" di nuovo la voce di mio padre.
"Blabla, responsabilità blablabla, è tua" tagliò corto mia madre.
"Evvai, è fatta! Ha ceduto!" Saltai sul letto esultando, muta, per non farmi sentire dall'altra parte del muro.
L'indomani trovai un biglietto sul tavolo della cucina.

Sara,

tuo padre ti accorda il permesso di andare al cinema.
Io non sono d'accordo.
Mamma.

Afferrai il biglietto furiosa.

"Mai una volta che non ti facesse pesare il senso di colpa! Possibile che qualsiasi cosa che voglio fare debba essere frutto di estenuanti contrattazioni? Mi fa talmente arrabbiare questo biglietto che mi viene voglia di non andarci per niente al cinema, così almeno è contenta" dissi furiosa alla casa vuota.
Squillò il telefono, era Silvia.
"Sara ciao! Ho preso i biglietti del pullman e ho guardato gli orari. Lo spettacolo inizia alle cinque, quindi prendiamo il pullman delle quattro alla fermata del centro. Ci troviamo là. Va bene?"
All'istante i miei rancori svanirono e allontanai il pensiero di immolarmi in virtù della coerenza: "Si, va bene" dissi e appesi il ricevitore.
Trascorsi il resto della giornata ad attendere l'ora X che arrivò con una lentezza pachidermica.
Infilai un vestitino leggero bianco a fiorellini blu, un paio di sandali comodi e raggiunsi in bici la fermata del pullman, sfidando un caldo desertico e rischiando di essere risucchiata dall'asfalto bollente in avanzato stadio di liquefazione.
In lontananza scorsi Luca, velocizzai la pedalata e in un secondo lo raggiunsi, insieme agli altri amici. Mi prese la mano, mi sorrise e tutto il resto, ormai, non contava più niente.