mercoledì 30 novembre 2011

51- Risiko Valley e l'amore

Appiattii il più possibile il busto verso la canna della bicicletta di mio cugino per far sì che la mia forma aerodinamica permettesse a Michele di andare più veloce: non vedevo l'ora di vedere Luca, di corrergli incontro, di abbracciarlo -anche se in realtà sapevo che non avremmo mai potuto permetterci tutte queste effusioni davanti agli amici e ci saremmo sicuramente limitati a un "ciao" un po' meno striminzito di quello dedicato agli altri presenti in oratorio.
Entrammo dal cancello, mi catapultai verso Luca mentre Michele stava ancora pedalando con fatica tanto che per poco non lo feci sfracellare al suolo. Corsi fino a qualche metro da lui che allungò il collo, mi vide e mi sorrise. Mi bloccai, ci guardammo a una distanza di sicurezza che i miei avrebbero apprezzato parecchio, poi lui inaspettatamente mi raggiunse con un paio di falcate e mi baciò. Sulla bocca, davanti a tutti che boffonchiarono un "Ooooooo" e un "Guarda, ci sono Rett e Rossella O'hara", che mi parve di sentire mentre io, ad occhi chiusi, nuotavo a grandi bracciate nell'amore con la A maiuscola.
Faticai parecchio a riprendermi da quel bacio mozzafiato, mi avvicinai agli altri mano nella mano con Luca, che seguii docilmente, visibilmente in adorazione.
"Gorla Minore attacca Gorla Maggiore, con due dadi. Tu Matteo ti difendi con tre" Joe Nasello lanciò due dadi sul tabellone del Risiko Valley, una fedelissima riproduzione della Valle Olona su cartone che avevamo disegnato copiando lo stesso stile del Risiko originale (perché quando vivi in un paesino dimenticato dalla civiltà, per divertirti senza l'uso di sostanze stupefacenti, te ne inventi di tutti i colori).
"Hahaha, hai perso! Ma sei cretino davvero, se vuoi attaccare, almeno attacca uno stato occupato da una sola armata, che si può difendere con un dado solo, non con tre! Cosa fai adesso? Tenti l'autodistruzione o ti fermi?" Matteo gongolava per aver eliminato due carri armati dal territorio del Gorla Minore di Joe con due "sei" netti ai dadi.
"No, non mi fermo, ho quasi raggiunto l'obiettivo!" Joe rispose senza neanche alzare gli occhi dal tabellone mentre agitava nervoso tre dadi rossi nella mano destra.
"Qual è il tuo obiettivo, distruggere le armate rosse o conquistare il Fiume?" Matteo tentava la tattica della distrazione del suo nemico.
Luca mi accompagnò su una panchina un poco distante dagli altri impegnati nella loro guerra.
"Come stai? Mi sei mancata" mi disse timido. Arrossii.
"Bene, ho preparato la valigia" risposi già con le lacrime agli occhi all'idea di doverlo lasciare per una settimana intera.
"Mhmm" mormorò mentre con la punta del piede disegnava ossessivamente un semicerchio nella sabbia.
"Come farò a non vederti per una settimana intera?" Ebbi il coraggio di dirgli.
"Scrivimi, io farò lo stesso. Poi, quando sarai tornata, leggeremo insieme le lettere" disse Luca. Il suo romanticismo mi fece sciogliere come una medusa al sole.
Lo amo, lo amo, lo amo, lo amo, pensai ma non lo dissi. Mi ama, mi ama, mi ama, pensai e non lo dissi.
Nel frattempo gli altri lanciarono per aria il tabellone del Risiko Valley insieme a tutti i carri armati, si misero a urlare e lirigarono furiosamente sulla presunta vittoria di Gianni che, zitto zitto, aveva conquistato otto territori più "le tre mafie" (n.d.A. "le tre mafie" erano tre zone della valle considerate malfamate, rispettivamente: la via Rossini di  Busto Arsizio; la via Curtatone di Gallarate; la zona de "il Villaggio" a Fagnano Olona, che insieme, valevano come "un territorio" nel gioco) aggiudicandosi la partita che, a detta di Joe Nasello, aveva la vittoria in pugno.
"Mi penserai?" Chiesi a Luca, guardandolo melliflua con gli occhi a forma di cuore.
"Io si, e tu?" Mi rispose. Dietro di noi l'inferno: volavano cazzotti, dadi, carri armati, schiamazzi, risa.
"Come puoi dubitare? Dubita che le stelle siano di fuoco, dubita che il sole si muova, dubita che la verità sia mentitrice ma non dubitare mai del mio amore" citai Shakespeare, ispirata.
"Parla come mangi, lo sai che non faccio il liceo, io!" Mi riportò sulla Terra e mi vergognai del mio slancio.
Uomini, non capiscono niente, pensai, ma lasciai correre.
"Almeno la sera prima di partire ti faranno uscire i tuoi?"
"Non lo so, spero di si. Altrimenti potresti venire davanti a casa mia, suonare da mio cugino e stare in giardino da me" mentalmente già escogitavo il piano.
"Ma nel tuo giardino non si può... stare soli-soli, ecco..." il suo piano doveva essere molto più articolato del mio, a quanto pareva.
"Lasciami pensare, escogiterò qualcosa. Mi porti a casa tu, dopo? Sono a piedi" finsi candore.
"Certo, la mia canna, hem, la mia bici è sempre a tua disposizione" scadde per un attimo nel triviale, finsi di non avere inteso.
Ci avvicinammo agli altri, il tabellone da gioco era stato rimesso sul tavolo, i giocatori pronti per una nuova battaglia. Io e Luca scegliemmo le armate blu e giocammo il resto del pomeriggio insieme agli altri, stracciandoli ripetutamente.