sabato 12 novembre 2011

7- Comodi sulla canna


Me l'ha chiesto, me l'ha chiesto, me l'ha chiesto, mi ripetevo nella mente come un mantra per tutto il tragitto dai tubi alla panchina dove pascolavano le mie amiche.
Silvia mi riconobbe da lontano e si alzò in piedi. La vidi da lontano osservarmi preoccupata.
"Allora? Cosa ti ha detto?" mi chiese appena arrivai a un metro di distanza da loro.
"Niente..." risposi vaga, le mani in tasca, il piede destro disegnava semicerchi nella ghiaia.
"Come niente, ti avrà detto qualcosa! Dimmelo, dai!" mi incitò.
"Stiamo insieme" risposi guardandola in faccia per vedere la sua reazione.
"Cooosa? E me lo dici così? Evviva!" mi abbracciò forte e cominciammo a saltellare insieme dall'euforia.
"Un momento - mi disse fermando le danze - e Manuela?"
"Manuela è al mare con i suoi, la lascerà scrivendole una lettera" le riportai fedele.
"Che merda! Quindi state insieme in tre, tecnicamente" introdusse il tarlo nell'orecchio.
"Oh, non ci avevo pensato" dissi pensierosa.
"Vabeh, dai, se ti ha detto che la lascerà sarà vero!" tentò di rimediare.
"Boh, adesso non ci voglio pensare. Mi ha offerto un ghiacciolo!" le dissi emozionata.
"Si è rovinato, eh?" rispose ridendo.
"Dai quanto sei acida, tu piuttosto, hai parlato con Joe?" tentai di cambiare argomento.
"Si, cioè no. E' arrivato insieme ai tuoi cugini e mi ha salutato da lontano. Siccome era insieme a loro non ho osato andare da lui a parlare".
"Perchè no?"
"Per te è facile, tu hai due cugini in quella compagnia, puoi andare in mezzo a loro quando ti pare e loro ti considerano anche se sei più piccola. Per me invece... se ci vado faccio la figura della Pisquana" disse triste.
"Dai, andiamoci adesso" proposi.
"No" disse non convinta.
"Dai" insistei.
"Va bene, se insisti" disse Silvia mentre mi tirava per la mano verso il gruppetto degli amici di mio cugino.
"Ciao, come va?" dicemmo in coro a un passo da loro, che erano tutti intenti a fumare delle sigarette alla menta.
"Bene, anzi, benissimo" rispose Luca, che nel frattempo li aveva raggiunti, guardandomi intensamente negli occhi.
Abbassai lo sguardo e la temperatura corporea si innalzò di almeno un paio di gradi.
"Noi dobbiamo andare a casa" finalmente dissi.
"Ti accompagno io" si fece avanti il mio cavaliere mascherato.
"Ok, grazie ma... la Silvia? Chi l'accompagna? Di solito viene a casa con me. Joe l'accompagni tu?" combinai.
"Si, va bene" disse Joe Nasello, detto così dagli amici perchè aveva un naso importante.
Lasciai la mia bicicletta all'oratorio e mi accomodai sulla canna della bici di Luca, che cominciò a pedalare verso casa. Anche Joe Nasello fece sedere Silvia sulla canna della sua bici. In quattro uscimmo dall'oratorio, al buio.