sabato 12 novembre 2011

8- Notte prima degli esami


Pedalava lentamente, il suo respiro affannoso sulle salite. Io rimasi immobile, le mani salde al manubrio della bicicletta, i capelli che gli svolazzavano sul naso e in bocca. Ogni tanto spostava il viso per evitarli.
Chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare dalla vertigine del mondo. Li aprii di soprassalto in preda a un attacco di nausea: soffrivo l'altalena, figuriamoci la bicicletta ad occhi chiusi. Mi spostai impercettibilmente all'indietro, Luca se ne accorse subito, ne approfittò per chinarsi su di me. D'istinto mi chinai ancora di più, stavamo curvi come due vecchi di novant'anni a evitare le buche sulla strada.
Il freno posteriore della bicicletta pigolò piano, eravamo già davanti a casa mia. Scesi dalla bici, Luca la appoggiò contro la recinzione di casa, ci sedemmo sul gradino d'ingresso davanti al cancelletto sotto al lampione.
Restammo zitti per un po', io con lo sguardo fisso sui miei piedi.
"Domani che fai? Vieni al mercato?" mi chiese. Il mercoledì era giorno di mercato e quando le scuole chiudevano le stradine fitte di bancarelle brulicavano di studenti in vacanza. Dopo il giretto al mercato seguiva la gita in bicicletta in pasticceria a prendere il gelato. Non alla pasticceria del centro però, andavamo sempre nell'altra, più lontana, per stare in giro più tempo possibile.
"Domani? Domani devo fare qualcosa... Oh Madonna Santa, domani iniziano gli esami! E io non ho studiato niente in questi giorni!" urlai senza rendermene conto.
"Ma piantala, lo sanno tutti che sei una secchiona, sei la più brava della classe, figurati se non ti faranno uscire con l'ottimo" disse lui sconsolato, recente vittima di una bocciatura . L'anno seguente avrebbe dovuto ripetere la seconda superiore.
"Oddio, è tardi, è tardi" cominciai a boccheggiare dalla paura.
"Manca solo che salti e mi sembri il coniglio di Alice nel paese delle meraviglie" disse lui guardandomi brancolare.
"Ho paurissima" confessai.
"Ma non ti preoccupare, non ti vogliono rovinare all'esame di terza media, adesso vai a dormire, domani mattina ti alzi, vai a scuola, ti concentri e spacchi tutto!" mi disse abbracciandomi. Quel contatto mi fece scordare di nuovo l'esame. Ci guardammo negli occhi, mi scostò un ricciolo sfuggito alla molletta col fiocco dalla fronte.
"Buonanotte e in bocca al lupo, in culo alla balena, in groppa al riccio" mi disse. Risi.
"In groppa al riccio? E che frase è?"
"E' una di quelle che si usano in queste occasioni" mi rispose candido.
"Grazie, crepi, crepino tutti, lupo, balena e riccio" avevo bisogno di tutta la buona sorte dell'universo.
Provò a baciarmi, rimasi per qualche secondo immobile per vedere cosa sarebbe successo, poi sgattaiolai dal suo abbraccio ed entrai nel cancello del giardino.
"Ci vediamo domani pomeriggio?" mi chiese mentre risaliva sulla bicicletta.
"Si, verso le cinque devo andare dal cartolaio a comprare il giornale per mio papà, ci vediamo lì!" gli dissi e sparii in casa.
Richiusi il portoncino d'ingresso, mi voltai e mia madre era lì, in piedi, le mani sui fianchi, lo sguardo poco invitante.
Tentai di dribblarla, mi bloccò.
"Chi era quello lì?" mi chiese indicando il cancelletto col mento.
"Chi?" ci provai.
"Senti Sara non fare la finta tonta con me, sai. Non sono nè scema, nè nata ieri. Non mi va che stai le ore davanti a casa come una barbona a parlare con uno che non so neanche chi è! E poi lo sai che ore sono? Domani hai l'esame!" tuonò furibonda.
Una barbona? Pensai e risi (solo dentro di me) ma decisi di non commentare.
"Si, va bene, buonanotte" dissi solo evitando accuratamente di guardarla negli occhi. Scappai in camera mia. Chiusi la porta e mi buttai sul letto. Mamma che serata, pensai. Non ci credo, sono la ragazza di Luca! E domani c'è l'esame e non so niente! Vabeh, sono stanca morta. Adesso dormo e domani si vedrà.
Mi cambiai per la notte, lavai i denti, mi infilai nel letto, infilai le cuffie del mio walkman giallo della Sony con la migliore canzone adatta alla serata e spensi la luce. L'indomani sarebbe stata una giornata molto pesante.