sabato 12 novembre 2011

9- Acqua in bocca

Nel frattempo Joe Nasello pedalava e sudava.
Madonna Santa quanto pesa questa, - pensò mentre stringeva i denti per lo sforzo su una strada leggermente in salita - quanto mai le ho promesso che l'avrei riaccompagnata a casa, e abita anche dall'altra parte del paese!
Silvia si rilassò seduta sulla canna della bicicletta e chiuse gli occhi per sentire la sensazione del vento che ad ogni pedalata di Joe le sfiorava la pelle del viso e delle braccia. Erano mesi che aspettava questo momento, Joe le piaceva da morire, solo lei sapeva quante volte aveva pianto per lui in camera sua.
Sara è proprio un'amica, le devo un favore - pensò Silvia - chissà se stasera me lo chiederà.
Dopo un quarto d'ora di pedalate forzate Joe appoggiò i piedi sull'asfalto e aspettò che Silvia scendesse dalla bici.
Beh, a vederla bene, non è grassa - pensò Joe, nonostante lo sforzo immane che aveva appena compiuto - e non è nemmeno brutta, guarda che bel fondoschiena che ha! Anche a tette non è messa male... quasi quasi ci provo, le do' un bacio e poi vediamo cosa succede.
Joe buttò la bicicletta per terra e si appoggiò di schiena alla cancellata della casa di Silvia.
"No! - urlò lei - non farlo!" si tappò la bocca con le mani.
"Cosa c'è? Cos'ho fatto?" fece un balzo lui per lo spavento.
"Mio papà ha appena verniciato la cancellata... la vernice è fresca..."
"Oh cazzo" si staccò e cercò di esaminarsi la schiena.
"Sei un po' a strisce ma non stai male" gli disse lei ridendo come una matta.
Lo sapevo che non la dovevo accompagnare a casa questa! - pensò Joe Nasello che pareva in divisa da carcerato.
Silvia si avvicinò a lui e gli appoggiò la testa sulla spalla. Erano alti uguali, lui era magro, dinoccolato, coi capelli ricci biondi, gli occhi verdi da triglia e un naso fuori misura. Lei era alta per essere una ragazza, portava il 39 di piede, il suo fisico era già ben sviluppato, le curve si imponevano prepotenti sotto il vestitino azzurro che indossava.
"Non hai caldo con le scarpe da ginnastica?" le chiese lui a bruciapelo mentre le esaminava i piedi.
"Eh?" le chiese lei.
"Non ti metti i sandali con questo caldo? Io non ci resisto con le scarpe chiuse d'estate"
"E' per questo che ciabatti in giro per l'oratorio sempre coi sandali da tedesco?" che tra l'altro fanno schifo?, pensò.
Si sedettero sul marciapiede, uno accanto all'altra, ad aspettare. I fari di una macchina li illuminarono a giorno.
"Hei ma quella non è la macchina di Gianni?" le disse Joe.
"Si, sono lui e la Sonia... ma dove vanno? In quella direzione ci sono solo campi!"
"Prova a indovinare" le rispose malizioso lui.
"Noooo, dici... dici che stanno andando a imboscarsi? Non ci posso credere" disse lei scuotendo la testa, inorridita.
"Eh si, lo sanno tutti che dietro casa tua è un posto perfetto per imboscarsi".
"E tu come lo sai?"
"Me l'ha detto Luca, che glie l'ha detto Michele, che glie l'ha detto Gianni in persona".
"Ah" disse lei e ripiombarono in silenzio.
Joe allungò un braccio sulle spalle di Silvia, e la sentì irrigidirsi.
"Ti dà fastidio se ti abbraccio?" le chiese lui.
"No no" rispose lei, tesa come una corda di violino.
Joe l'attirò a sè e le schioccò un bacio sulla guancia. Silvia rimase immobile, la testa le girava, non riusciva a respirare regolarmente.
"Nasello!" si sentì un grido nella notte.
"Chi è?" gridò lui di risposta.
"Gianni! Mi dai una mano? Vieni qui!" gridò di nuovo la voce.
Joe e Silvia si guardarono preoccupati, si inoltrarono nel buio dei campi mano nella mano verso la voce.
"Che cacchio è successo?" chiese Joe a Gianni, pieno di fango fino alla cintura dei pantaloni.
"Eh mi sono imboscato con la Sonia - fece un cenno col mento verso l'abitacolo della vettura, dal quale spuntava la faccia della ragazza che fece ciao con la mano - e mi sa che mi sono impantanato. Non riesco più a uscire" spiegò Gianni, sull'orlo di una crisi di nervi.
"Ma quanto sei pirla! - lo prese in giro Joe - se non sei capace di imboscarti, lascia perdere! Vabeh, dai, ti aiuto. Andiamo a cercare due assi di legno o qualcosa di simile da mettere sotto alle ruote posteriori" e si incamminarono verso il bosco.
Silvia salì sulla macchina insieme a Sonia.
"Ciao" disse Silvia.
"Ciao, scusateci" disse Sonia.
"Fa niente" mentì Silvia. Adesso con questa storia chissà a che ora tornerò a casa, e domani ho anche gli esami! pensò.
I ragazzi tornarono dopo una decina di minuti, senza niente in mano. Tolsero i tappetini dall'interno della macchina e li stesero davanti alle quattro ruote della Golf nera di Gianni, che si mise al volante.
Joe spinse la macchina mentre Gianni dava gas. Dopo un paio di tentativi nulli la macchina finalmente si mosse e la fecero uscire dal pantano.
"Grazie ragazzi" disse Gianni.
"Prego" risposero i due.
"Ah, ovviamente non dite niente di questa storia a nessuno, altrimenti la mamma di Sonia mi ammazza" chiese Gianni con le mani giunte in preghiera.
"Non ti preoccupare, saremo delle tombe!" disse Silvia, mentre già pregustava il racconto della serata alla sua amica Sara.
"Ci conto" disse Gianni.
"Contaci, contaci" rispose Joe Nasello che moriva dalla voglia di dirlo subito ai suoi amici.
Joe e Silvia tornarono davanti alla casa di lei. Lui la afferrò e le diede un bacio sulle labbra.
"Buonanotte" le disse con la voce di Humphrey Bogart.
"Buonanotte" riuscì a biascicare lei, che entrò in casa col cervello ovattato, la salivazione azzerata. Si buttò sul letto e si addormentò, sognando Joe Nasello e il suo nasone.