venerdì 11 novembre 2011

5-Mi sono rotto


"Beh, Sara è mezzogiorno, io torno a casa a mangiare" mi disse Silvia dopo avermi tirato il ciuffo riccio ribelle per farlo diventare una frangia liscia che scendeva baldanzosa sulla fronte.
"Ok, grazie e buon appetito" le dissi mentre le diedi tre baci sulle guance.
Il telefono squillò in quel momento.
"Pronto? Sara?" mi chiamò mia madre.
"Hai messo l'acqua sul fuoco per la pasta? Hai rifatto i letti? Hai comprato il pane?" mi chiese ricapitolando tutti i compiti ai quali, adesso che ero in vacanza, non potevo sottrarmi.
"Si, certo, fatto tutto" mentii.
"Allora ci vediamo tra una mezz'ora, ciao" mi disse.
"Ciao" e appesi.
Come il Diavolo della Tazmania cominciai a girare per casa per mettere in ordine tutti i vestiti che avevo tirato fuori dall'armadio con Silvia per la serata all'oratorio, riordinai il bagno dove la mia amica mi aveva aiutato a pettinarmi con scarsi risultati, rifeci i letti malissimo, misi sul fuoco una pentola piena d'acqua per fare la pasta. Mia madre rientrò appena in tempo per non accorgersi di nulla.
Pranzai, aspettai che mia madre ritornasse al lavoro e poi mi misi il costume e presi il sole in giardino.
Che non feci assolutamente nulla quel pomeriggio ve l'ho già raccontato all'inizio di questa storia. Prima di uscire di casa cambiai idea sull'abbigliamento, optando per un paio di jeans e una maglietta bianca per sentirmi più a mio agio. Dunque dov'eravamo rimasti? Ah, si, finalmente la sera arrivò e pedalai come una matta fino all'ingresso dell'oratorio. Abbandonai la bicicletta accanto al grosso tiglio che c'era appena entrati dal cancello sulla destra e andai dritta a cercare le mie amiche.
Le vidi sedute tutte in fila su una panchina di cemento, ai lati del campo di basket dove un centinaio di persone erano ammassate una accanto all'altra, gli occhi fissi al maxi schermo che trasmetteva la prima partita dei mondiali.
Quando mi avvicinai le altre erano tutte chinate accanto a Anna, che piangeva disperata.
"Cos'è successo?" chiesi a Silvia che mi salutò con un cenno della mano.
"Una tragedia" disse Anna tra i singhiozzi, gli occhi arrossati dalle lacrime.
"Una macchina mi ha investito il gatto" urlò quasi isterica tra i sussulti.
"Oh no, mi dispiace" mi coprii la bocca con le mani per lo stupore.
"E non è finita qui" disse Anna sempre tra le lacrime che non cessavano di scendere copiose.
"Racconta!" mi chinai per prenderle le mani e guardarla in faccia.
"Lo Stefano mi ha lasciataaaaa" impossibile calmarla, piangeva come un'ossessa.
"Cooosa?" dissero tutte insieme.

"Si, prima l'ho incontrato - riuscì a dire tra una soffiata di naso e un'altra - e abbiamo chiacchierato come al solito, poi mi ha detto:
" Tieni, mi sono rotto" e mi ha ridato il mio Pop Swatch col cinturino fucsia che ci eravamo scambiati quando ci siamo messi insieme.
E io gli ho detto: "Dell'orologio?"
E lui mi ha detto: "No" "
Anna riscoppiò a piangere disperata.

Dopo averci delirato il suo frammento di vita con Stefano noi tutte ci guardammo in faccia e scoppiammo a ridere. Anna ci guardò incredula, poi un po' rise anche lei per l'assurdità della conversazione.

"Beh, almeno ti ha ridato l'orologio" dissi io.
"Ma vi rendete conto? - disse Anna - Mi ha detto "Tieni mi sono rotto" e io pensavo si riferisse all'orologio!
"Dai, facci una risata sopra, non ne vale la pena!" la consolò Silvia.
"Ma non è che si è messo insieme a un'altra?" chiese Michela a Anna, che ripiombò di nuovo in un pianto inconsolabile.
"Ma dai, Michela, pure tu... che delicatezza!" le disse Stefania mentre mangiava di gusto un cornetto Algida.

Guardai l'orologio, erano le nove e venticinque. 
"Io devo andare" dissi sottovoce a Silvia.
"Ok ti copro io con le altre" mi rispose piano.
"Sara, vieni al bar a prendere un gelato con me?" mi chiese Silvia per avere una scusa e staccarci dal gruppo.
"Perchè?" le chiesi io, torda.
"Muoviti" mi rispose prendendomi per il braccio destro e trascinandomi verso il bar.
Dopo aver fatto qualche passo mi disse:
"Vai, lui è già lì sui tubi, l'ho visto con la coda dell'occhio".
Deglutii e mi diressi verso la parte più buia dell'oratorio.