venerdì 11 novembre 2011

6-Ritorno ai tubi


I tubi dell'oratorio erano dei giochi per bambini in cemento. Da piccoli ci si entrava a quattro zampe e si rimaneva lì a giocare con i sassolini di ghiaia. Poi si passava alle altalene e allo scivolo ripido posto all'altezza della metà rispetto al campo di calcio. Sulle altalene si rimaneva all'ncirca fino ai quattordici anni. Quando, alla sera, ritornavi a sederti sul muretto della casa confinante con i piedi appoggiati ai tubi, voleva dire che eri definitivamente entrata a far parte del gruppo dei grandi.
Quella sera era il mio primo ritorno ai tubi.
Col cuore in gola mi diressi con passo incerto verso Luca che mi guardava fisso avanzare con le mani in tasca e i piedi appoggiati al tubo blu. Il rumore della ghiaia che scricchiolava sotto le suole delle mie scarpe mi entrò nel cervello. Mi fermai a un passo da lui.
"Ciao" mi disse serio senza muoversi di un centimetro dalla sua postazione in bilico.
"Ciao" riuscii a stento a spiaccicare.
"Ho sentito la dedica, grazie" mi disse mentre mi porgeva una mano per aiutarmi a salire sul muretto accanto a lui.
"Prego" ringraziai Dio per il buio totale che nascose il colore delle mie guance.
"Sono contento di vederti" disse con una certa tenerezza, che non era da lui.
"Anche io" mi sciolsi. Un uomo tenero che tenta di fare il duro è un mix al quale è impossibile resistere. Ero cotta di lui, mi piaceva da morire.
"Ho pensato a una cosa".
"Cosa?"
"Ho pensato che lascio la Manuela perchè mi piaci tu".
Accidenti che dichiarazione, pensai.
"E come hai intenzione di fare?"
"Tanto adesso lei è al mare con i suoi e non tornerà fino ad agosto. Nel frattempo le scriverò una lettera" conscluse la spiegazione del piano diabolico ai danni di Manuela.
"Non glie lo puoi dire per telefono?" suggerii, pratica.
"No, per telefono è brutto, preferisco scriverle una lettera" chiuse l'argomento.
"Parliamo di noi adesso" mi disse prendendomi la mano nelle sue. Un brivido mi corse giù lungo la schiena.
"E che dobbiamo dire?"
"Ti va se ci mettiamo insieme?" mi chiese.
Me l'ha chiesto, me l'ha chiesto!, urlai dentro di me.
"Si, va bene" finsi indifferenza mentre nella mia testa era già partita la musica del trenino di Capodanno.
"Vieni, andiamo a prendere un gelato" disse Luca.
Annuii, scesi goffamente dai tubi e per la prima volta percorremmo tutta la lunghezza del campo di calcio passeggiando mano nella mano, per suggellare davanti a tutti la nostra nuova unione.
Entrammo al bar passando prima davanti al maxi schermo per vedere l'esito della partita dei mondiali. Entrammo al bar, estrasse una banconota da cinque mila Lire.
"Cosa prendi?" mi chiese guardandomi negli occhi.
"Un ghiacciolo rosso" risposi dopo un paio di minuti che mi servirono tutti per riprendermi dal suo sguardo.
Aprì il freezer e prese un ghiacciolo rosso e uno verde, pagò cinquecento Lire e mi porse quello rosso.
Tornammo sui tubi.
"Me lo fai assaggiare?" mi chiese avvicinandosi pericolosamente al mio viso.
"Si" dissi incerta, preoccupata delle sue intenzioni recondite che erano abbastanza palesi. D'istinto indietreggiai mentre lui addentò il ghiacciolo.
Ne aveva staccato un pezzo troppo grosso e cominciò a passarselo da una parte all'altra della bocca contorcendola finchè non lo sputò sulla mano. Cercò di ricomporsi e di ricreare subito il momento magico. Ripartì all'attacco.
"Posso darti un bacio?" mi chiese schietto.
"No - gli risposi - è troppo presto".
"Va bene" mi disse lui, rassegnato.
"Adesso torno dalle mie amiche. Ci vediamo dopo" gli dissi mentre conservavo di nascosto il bastoncino del ghiacciolo nella borsetta, come reliquia.
"Ti accompagno a casa io?" si offrì.
"Certo" sfoderai un sorriso che mi partiva dal cuore. Carambolai giù dai tubi e raggiunsi le mie amiche, felice come non lo ero stata mai.