martedì 15 novembre 2011

47- Sara sul balcone

Dopo aver fatto merenda con uno yogurt alla vaniglia e una pesca salii le scale che dividevano casa mia da quella dei miei zii e suonai il campanello.
"Sara! Ciao, c'è qualcosa che non va?" Mia zia aprì la porta. Sventolandosi un po' d'aria in viso per mezzo di un ventaglio nero con disegnata una ballerina di flamenco nel mezzo, mi fece entrare in casa.
"Zia, posso andare un attimo sul tuo balcone? Devo vedere una cosa" chiesi gentilmente, cercando di rimanere vaga il più possibile.
"Vai, vai, ma... perché? Cosa devi fare?" Mia zia si fece sospettosa.
"Niente, devo solo vedere una cosa, ci metto un minuto" la guardai intensamente per farle capire di lasciarmi sola; rimase immobile, imperturbabile, le mani conserte in attesa di sviluppi.
Vabeh, mi tocca tenermi qui il Sergente Maggiore che mi fissa, pensai e accettai il compromesso. Uscii sul balcone che dava a sud, mi spostai sull'angolo di destra e mi sporsi più che potei. Da lì riuscivo a vedere un piccolo angolo del campo di pallacanestro dell'oratorio. Sentivo la palla rimbalzare in lontananza e intravedevo la figura dei miei amici spostarsi velocemente, passando dal mio spiraglio privilegiato.
Luca è lì, e io sono qui. Sono proprio sfortunata, come ho fatto a farmi beccare dai miei dopo il concerto? Solo a me poteva capitare una rogna simile. Sfiga, ecco come si chiama. Si chiama sfiga! Se mi concentro intensamente magari riesco a entrare nella mente di Luca e a trasmettergli i miei pensieri.
Proviamo: Luca, Luca, Luca, Luca, spremetti le meningi e, col busto fuori dal balcone, compressi la fronte con le mani per concentrarmi meglio. Passa qui da me a trovarmi, passa qui a trovarmi! Non devo concentrarmi troppo però, non vorrei che riuscisse a leggere davvero i miei pensieri, alcuni sarebbero scomodi e altri... vabeh, altri andrebbero censurati...
"Sara! Vieni via di lì! Se ti sporgi così, cadi!" Mia zia mi accompagnò dentro casa. Mi offrì un bicchiere di thé freddo, che insieme allo Yogurt e alla pesca si mise a fare festa nella mia pancia e poi tornai alla base, mesta e triste per la mia condizione di reclusa.
Quella sera, per colpa della lettera di Joe Nasello per Manuela, Luca non riuscì a passare a trovarmi perché dovette rientrare a casa presto per cena. Rimasi nella mia camera, sdraiata sul letto, abbracciata al cuscino, a piangere le mie sventure in compagnia di un libro con una storia tragica all'interno della quale potessi bene immedesimarmi con le sfortune della protagonista. Scelsi Cime tempestose.