sabato 10 dicembre 2011

52- Prima della partenza, da domani vacanza

L'incontro con Luca prima della partenza per la montagna non ci fu. Dovetti accontentarmi di una telefonata che durò cinquantacinque minuti, durante la quale mia mamma entrò in camera mia quattro volte, facendomi il segno delle forbici con le dita. 
Luca mi spiegò che non era potuto venire a salutarmi perché proprio quella sera si festeggiava il compleanno di suo nonno e i suoi genitori gli avevano chiaramente proibito di uscire di casa. Una vera sfiga. No, peggio: un cataclisma. Anche se mi promise amore eterno, quella notte, inutile dirlo, piansi lacrime amare. Era il colmo piangere prima della vacanza in montagna. Era la prima volta che me ne andavo in vacanza da sola -se non si conta di quella volta che andai quattro giorni al mare in Francia con la mia amica Silvia e i suoi genitori-. Avevo atteso questo momento da mesi: eppure l'idea di lasciare Luca a casa fu insopportabile. Non l'avrei visto per due intere settimane, anzi, di più perché allo scadere delle nostre vacanze, noi piccoli del primo turno avremmo solo incrociato per qualche ora i ragazzi del secondo turno tra i quali ci sarebbe stato anche Luca. 
Disperazione a parte, alle sette in punto della mattina seguente, mi feci trovare sul piazzale della chiesa. Rimasi in piedi, assonnata, con accanto la mia valigia giallo canarino pesante come un mulo.
Per fortuna le mie amiche non tardarono ad arrivare. Sia Silvia che Anna faticarono a raggiungermi per via dei loro bagagli che facevano i testardi e si rifiutavano di seguirle docilmente. Dopo poco la piazza brulicò di ragazzi, genitori e valigie non necessariamente in quest'ordine. Arrivarono due pullman che sbuffarono davanti a noi. Il prete fece l'appello e, docilmente, salimmo sul mezzo che ci avrebbe portato in un posto ameno sulle montagne del torinese, soli, in una baita lontano dalla civiltà finora conosciuta.