martedì 13 dicembre 2011

53- Vacanza in montagna -prima parte-

157 kilometri separavano la nostra ciurma da Cirié. Se fossimo stati a bordo di un'utilitaria ci avremmo impiegato un paio d'ore per colmare quella distanza, considerando anche due soste per la pipì. Col pullman, invece, di ore ne impiegammo sei. Andavamo talmente piano da decidere tutti e sessanta, dopo tre ore di viaggio, di sdraiarci sui sedili per aumentare l'aerodinamicità del mezzo. Non avevamo l'I pad, l'I pod, gli smart phone, non ne avevamo nemmeno uno stupido di telefono portatile, non c'era Facebook e neppure Twitter per passare il tempo. Avevamo solo le nostre risorse umane, che sfruttammo al massimo.
Anna raccontò a me e a Silvia all'infinito di Matteo, che anche la sera prima di partire per la montagna l'aveva riaccompagnata a casa dopo la serata in oratorio e aveva tentato di metterle le mani addosso. Era davvero in crisi: cosa avrebbe dovuto fare? Respingerlo rischiando di essere alla fine scaricata o cedere "per cortesia" alle sue insistenti lusinghe? 
Silvia la ascoltava senza intervenire mai. Mi chiesi per quale motivo, visto che Silvia metteva sempre il becco negli affari degli altri dicendo la sua anche se non richiesta, ma non indagai più di tanto.
Io, mentre Anna parlava senza un attimo di tregua, la guardavo, annuivo e fingevo interesse: in realtà stavo pensando ossessivamente a Luca, chiedendomi se la nostra storia avrebbe retto un distacco di ben quattro settimane.Ogni tanto sospiravo e guardavo fuori dal finestrino, come per scaricare il cuore da tanto peso.
L'unico che risollevò un po' il morale durante quel viaggio infinito fu Michele. Partendo dall'inizio del pullman, aveva pian piano raccolto informazioni e pettegolezzi di tutti quanti; quindi quando arrivò da noi che avevamo occupato gli ultimi sedili alla fine del pullman, era carico di novità che ci vomitò addosso senza pietà.
"La Sara C. e Marco si sono mollati"
"Veramente? E come? Quando?" Non facevamo in tempo a fargli domande più specifiche che cambiava subito notizia.
"Beppe invece ha fatto un incidente in bicicletta contro il motorino di suo fratello. Haha, che sfigato! Lui stava uscendo da casa, suo fratello stava entrando, non si sono visti e si sono schiantati uno contro l'altro. Suo fratello si è lussato la spalla!"
"Ma non ci cred..." tentai di commentare.
"Mario invece ci ha provato con la Barbara"
"Ma lei non sta con Ugo?"
"Si, ma è uscita di nascosto con Mario e si sono baciati ma mi raccomando eh, non ditelo perché non lo sa nessuno!"
"Michele se lo sai tu è come farlo sapere al mondo intero. Manca solo che lo sappia anche Kilappo e poi la notizia passerà in mondo visione"
"Kilappo lo sa già, me l'ha detto lui"
"Siamo a posto" risi di gusto "allora il segreto è assicurato"
"Cugina se mi offendi non ti racconto più niente"
"No, no! Scusami, chiedo perdono, scusa, scusa, scherzavo, vai avanti".
"La Rosa ha cominciato a fumare, i suoi l'hanno beccata e l'hanno obbligata a seguire una specie di corsi di disintossicazione per fumatori, un po' come quelli che organizzano per gli alcolisti"
"E lei?"
"Lei ci va, però poi esce dagli incontri e si accende una Marlboro"
"Hahahah" risate collettive sulle sventure di tutti.
"Cugina come sta tuo papà?" Mi chiese d'un tratto serio.
"Non lo so, sembra abbastanza tranquillo" risposi incupendomi all'improvviso.
"Vedrai che un altro lavoro lo troverà subito. Li cercano dappertutto gli ingegneri edili!"
"Si, lo so, almeno lo spero. Da quando gli hanno dato la notizia del licenziamento due giorni fa è abbastanza nervoso, ma poi sorride e scherza con me, non sembra poi così agitato. Non capisco se lo fa per non agitare noi o cosa"
"Tua mamma cosa dice?"
"Dice di non preoccuparmi che tutto si risolve, dice che il papà è sempre stato corteggiato dalle imprese edili della zona e che sicuramente lo chiameranno per un colloquio. Boh, speriamo".
Finalmente i due pullman si fermarono nella piccola piazza del paesino di montagna. L'autista spense i motori e aprì le porte. Il gregge all'interno cominciò a defluire verso la piazza. Ci sgranchimmo le gambe, ci guardammo intorno, indossammo il maglione visto che la temperatura era notevolmente più bassa rispetto a quella di casa.
"Ragazzi, recuperate la vostra valigia" il Don urlò mettendo le mani intorno alla bocca per farsi sentire anche da lontano.
"Don, dov'è la baita? E' una di queste?" Chiese Alessia trascinandosi a fatica il suo bagaglio enorme.
"No, è quella lassù" indicò una piccola baita su un'altura. 
Centoventi occhi guardarono in cielo, seguendo la direzione del dito del prete, e videro la meta.
Ottocento metri di strada sterrata, un dislivello del quaranta percento da percorrere a piedi, con la valigia a seguito.
Le lamentele non si contarono; di malavoglia trascinammo i nostri bagagli su per l'altura. Ad ogni passo maledissi me stessa e le mie quaranta magliette.