lunedì 30 gennaio 2012

60- Una tranquilla passeggiata di paura

Mi fecero riprendere a suon di schiaffoni, e seppi solo anni dopo che Elena chiese esplicitamente di poter avere il piacere di rianimarmi.
Pare si fosse rimboccata le maniche e avesse cominciato a malmenarmi, fingendo preoccupazione per il mio svenimento. Era una iena pure lei.
Tornai in posizione eretta e risvenni, di nuovo. Elena si avventò come una furia per darmene di santa ragione e, per fortuna, il don intervenne salvandomi la vita e il naso.
"Ora basta, andiamo a cambiarci e facciamo una bella camminata tutti insieme, così ristabiliremo un po' di calma e butteremo fuori un po' di tossine, che non fa mai male" il prete ci ordinò di prepararci entro quindici minuti, lui ci attese fuori dal rifugio. Mentre salivo le scale per raggiungere la mia camera guardai fuori dalla finestra e lo scorsi camminare lentamente, le mani incrociate dietro la schiena. Chissà a cosa stava pensando. Io stavo pensando che la mia vita era ormai inutile e che tutti quanti mi avrebbero odiato a morte per tutto il resto della mia esistenza terrena.
Quindici minuti dopo ci ritrovammo tutti e centoventi fuori dal rifugio. Reebok ai piedi ( le scarpe da montagna non erano glamour), calzette al ginocchio, pantaloncini corti, maglietta, felpa Naj Oleari, bandana legata al braccio (tanto inutile quanto alla moda), zaino Invicta con all'interno: panini al prosciutto e al formaggio, succhi di frutta Billy in quantità industriale, una banana forniti dal rifugio, balsamo per le labbra. Potevamo partire. Sarebbe stata una camminata di tre ore: Mario il seminarista prese il comando della spedizione.
"La so io la strada!" disse impigliandosi nella mappa che a stento riusciva a tenere tra le mani. "Si va..." rigirò ancora un paio di volte la cartina sotto-sopra "Si va di qua!" Indicò una direzione, noi pecore lo seguimmo docili. Elena in cima, io nelle retrovie.