lunedì 6 febbraio 2012

61- Una tranquilla passeggiata di paura - seconda parte -

La meta pare fosse stata fissata al Bivacco San Camillo: un posto sperduto in mezzo alle montagne del Torinese. Trascorse le prime due ore e mezza di cammino, dopo aver percorso una stradina sterrata in mezzo ai boschi, il sentiero si fece stretto e irto. Comiciammo a inerpicarci sulla montagna in fila indiana, costeggiando sulla destra la vetta pelata e impietosa, a sinistra uno strapiombo. Ogni tanto qualcuno scivolava per riprendersi subito dopo con una certa agilità: più per evitare figuracce davanti agli amici che per doti atletiche intrinseche. Sentivo Silvia respirare affannosamente dietro di me e Anna, l'ultima della fila, mentre si lamentava in continuazione per la difficoltà della salita. A ben vedere non aveva tutti i torti. La pendenza aumentava sempre di più mentre, a detta di Mario, sarebbe dovuta rimanere solo del quaranta per cento. Il tempo passava e la meta pareva ancora lontana.
Ci apprestammo ad attraversare una morena. Sopra di noi il ghiacciaio, sotto di noi la valle.
Si levarono voci isolate: "Mario, quanto manca?" "Mario, avevi detto che la passeggiata sarebbe durata due ore al massimo, stiamo camminando da tre ore e mezza, almeno fermiamoci a bere!" "Mario ma dove c...avolo siamo?" "Mario ma sei sicuro di aver imboccato il sentiero giusto?" "Mario io ho paura!"
"Ragazzi, tranquilli, è tutto sotto controllo!"
"Aaaaaaahhhhh!" Un grido sovrumano si levò dal centro della fila. Tutti quanti urlarono a catena, senza neanche sapere cosa fosse accaduto esattamente.
"Cos'è successo, cos'è successo?" Chiesi in preda al panico a Michele che camminava davanti a me.
"Vado a vedere!"
 Fece un paio di balzi in avanti e raggiunse l'epicentro del dramma. Ritornò in un attimo, bianco in volto.
"Silvia! Silvia è scivolata giù di sotto!"
"Oddio!" Urlai in preda al panico. Cominciai a piangere. Ci raggiunse Anna, che senza sapere nulla si mise a piangere anche lei, tramutando il pianto in isterismo appena seppe il motivo del nostro sgomento.
Joe Nasello si precipitò a recuperare Silvia che giaceva esanime in mezzo ai detriti, qualche metro più sotto. Altri due amici intrepidi si lanciarono al soccorso. Venti minuti più tardi Silvia ricomparse sul sentiero, le ferite e i graffi sugli arti mostravano che la caduta non era stata delle migliori e che era un miracolo che non si fosse rotta niente. Concludemmo la traversata della morena facendo un dietro-front e ci fermammo a bivaccare al primo spiazzo di prato disponibile che riuscisse a contenerci tutti insieme. L'umore del gruppo era pessimo, la stanchezza immane e la preoccupazione per l'incidente appena successo doveva ancora abbandonare i nostri pensieri.
"Come stai Silvia?" Le chiedemmo tutti quanti.
"Ho visto giorni migliori!" Rispondeva la stoica. Zoppicava, sanguinava. Come avrebbe fatto a rientrare alla base sana e salva?