sabato 11 febbraio 2012

62- Una tranquilla passeggiata di paura -terza e ultima parte. Al peggio non v'è mai fine

Ci ristorammo col toast imbottito di prosciutto gommoso fornitoci dai gestori del rifugio. Mezz'ora più tardi ci rimettemmo in marcia: avremmo dovuto camminare ancora per almeno quattro ore, calcolando l'andatura lenta della povera Silvia che dovette appoggiarsi a Joe Nasello che coraggiosamente l'aveva soccorsa prima e l'avrebbe aiutata poi. Le dolevano le gambe, le braccia e una storta alla caviglia resero il rientro un incubo. Un po' sfruttando le grandi e forti spalle di Joe che se la caricò per metà del tempo, un po' zoppicando Silvia riuscì a raggiungere il rifugio.
"Silvia, cosa ti è successo?" La voce fin troppo familiare di sua madre la fece trasalire. Silvia guardò i suoi genitori come se avesse appena visto un fantasma.
"Cosa ci fate qua?" Chiese solo.
"Siamo venuti a trovarvi! Noi e i genitori dell'Anna e della Sara abbiamo pensato di farvi una sorpresa... contente?" La madre di Silvia allargò le braccia per ricevere un abbraccio dalla figlia che invece la incenerì con lo sguardo e tirò dritto verso la sua camera senza proferire parola.
"Silvia? Silvia dove vai? Non sei contenta della nostra visita?" La madre di Silvia inarcò le sopracciglia incredula e trattenne a stento le lacrime.
"Sara? Tu sei contenta di vedere i tuoi genitori?" Mi chiese la madre di Silvia ancora sotto shock.
"Be, se non venivate era meglio" non riuscii a mentire, la delusione e l'umiliazione di una visita da parte dei genitori proprio non ce l'aspettavamo. Mi voltai cercando Anna con gli occhi e la vidi raccontare euforica ai suoi genitori tutto quello che era successo dall'inizio della vacanza fino adesso. Evidentemente lei era felice di vedere i suoi genitori, o almeno non incavolata nera come eravamo io e Silvia.
Quella sera il don organizzò una grigliata all'aperto e mangiammo la carne e le zucchine grigliate seduti sui grossi massi che spuntavano nel prato davanti al rifugio. Alla fine mangiai accanto ai miei genitori insieme a Anna mentre Silvia, con la scusa della caduta, rimase in camera sua da sola. Be, proprio da sola no, Joe Nasello era rimasto a farle compagnia.
"Non è che quei due si rimettono insieme?" Mi chiese Anna toccandomi il fianco col gomito, le mani unte di olio mentre sgranocchiava l'osso di una bistecca.
"Boh, io lo spero" pensai a voce alta ricordandomi della confessione di Silvia della sera prima. Se Silvia si fosse rimessa con Joe Nasello, Anna non sarebbe mai venuta a conoscenza dell'amore che Silvia nutriva per Matteo e le cose tra noi sarebbero andate lisce come l'olio.
Dopo cena passammo a salutare Silvia. Le misi una mano sulla fronte. Scottava, le venne la febbre: oltre alla caduta aveva preso un'insolazione. Anche a Tommaso venne un'insolazione e Arianna si sentiva poco bene. Il prete li riunì in un'unica stanza che ribattezzammo come "la camera degli appestati". Alessandro un attimo dopo attaccò un cartello sulla porta con una grossa croce rossa disegnata, un po' come si faceva ai tempi della peste bubbonica. Fu subito recuperato un campanello per riprodurre lo scampanellìo dei monatti e urlare "dagli all'untore" fu solo una naturale conseguenza degli eventi testé riportati.