lunedì 20 febbraio 2012

63- Sogno amaro

Altri due giorni volarono indisturbati. Il silenzio di Cirié era rotto solo dalle nostre risa di adolescenti spensierati che si perdevano di continuo nei sentieri indocili delle montagne ripide del Torinese.
Mi svegliai la mattina del terzo giorno in lacrime. Sognai Luca. Mi salutava con un cenno della testa e si allontanava da me abbracciato a Elena. Dopo qualche passo i due si davano un bacio appassionato. "Perché?" Gli urlai. "E' più bella di te" mi aveva risposto.
Scesi dal letto, inforcai le ciabatte a forma di Gatto Silvestro e corsi da Silvia a raccontarle il sogno.
Bussai alla camera degli appestati, non attesi la risposta ed entrai.
"Silvia svegliati" la pregai strattonandola nel letto.
"Cos'è successo?" Balzò sul materasso come una cavalletta.
"Luca" mi coprii il volto e piansi.
"Luca cosa?"
"Luca si baciava con la Elena. Un sogno orribile!" Cercai conforto tra le braccia della mia amica.
"Era solo un sogno! I sogni non si avverano mai, lo sanno anche i sassi" disse Silvia mentre cercava la posizione giusta per potersi riaddormentare.
"Era così reale, avresti dovuto vedere come mi guardavano con odio. E' stato umiliante" singhiozzavo senza ritegno.
"Io invece..." cercò di confidarmi Silvia.
"E poi si baciavano! Ti rendi conto? Davanti a me!"
"Sì, ho capito. Io invece..."
"Poi lui le appoggiava una mano sul sedere"
"Non mi dire come continua, ti prego. Se diventa un sogno porno non lo voglio sapere, tieniti i dettagli per te. Io invece devo dirti una cosa. Sono confusa. Joe ieri sera mi ha dato un bacio della buona notte".
"E allora?"
"E allora mi ha fatto un certo effetto, ecco. Forse... forse mi piace ancora"
"Be, meglio così. Non continua poi"
"Cosa non continua?"
"Il mio sogno, dico. Non continua, finisce così, col bacio del traditore con la donna ragno"
"Sara è stato solo un sogno. Io piuttosto, adesso non so più se amo Matteo o Joe"
"Devi decidere proprio stamattina? Aspetta qualche ora, magari uscendo a fare una passeggiata ti si schiariscono le idee"
"Io non andrò mai più a fare una passeggiata in vita mia" ci guardammo e scoppiammo entrambe a ridere: in effetti passeggiare per lei era un po' troppo pericoloso ultimamente.
Rientrai nella mia stanza, mi vestii di corsa e scesi a fare colazione nel salone. Non aspettai i miei amici, avevo voglia di prendere una boccata d'aria da sola per lenire la tensione accumulata durante il sogno.
Indossai l'inseparabile giubbino di jeans e passeggiai lungo la strada sterrata che portava al paese.
Da lontano quello che sembrava il rombo fastidioso di una moto mi fece trasalire. 
Dio mio, fà che sia Luca, fà che sia il rumore della sua moto. Se è lui giuro che non mangerò più la Nutella per un mese. Scossi la testa per allontanare quel pensiero dalla mia mente. Non sarebbe mai venuto a trovarmi, era inutile farsi false speranze, il mio cuore non avrebbe retto a tanto dolore.
La moto nel frattempo si inerpicò su per la salita. Più la strada si faceva irta, più il motore miagolava sotto la sella. Il pilota diede gas e mi passò davanti. La polvere sollevata offuscò il paesaggio, mi entrò in gola provocando un colpo di tosse. Poi il motore della moto smise di rintronare. Il pilota appoggiò i piedi a terra, fece cenno di scendere al passeggero dietro di lui e si levò il casco.