mercoledì 7 marzo 2012

65- Una splendida giornata

Inutile dire che quella fu una splendida giornata. Ero la più fortunata del mondo, Luca non solo mi amava, ma aveva anche fatto kilometri e kilometri con la sua moto sgangherata per veinre a trovarmi perché, probabilmente, gli mancavo tanto quanto lui era mancato a me.
Si cuccò il momento di preghiera della mattina, la Messa prima di pranzo e anche il momento di riflessione dopo il pranzo.
"Con tutto questo pregare non è che poi mi diventi suora, vero?" Mi sussurrò nell'orecchio tra una benedizione e l'altra, richiando di farmi svenire dall'emozione. Sorrisi, arrossendo.
Risi come una decerebrata a tutte le sue battute, sia a quelle ben riuscite che a quelle meno divertenti. Non mi staccai un attimo da lui, restammo incollati come il francobollo alla cartolina. 
Nel pomeriggio ci incamminammo con gli altri per una passeggiata in mezzo ai boschi. Dopo pochi minuti di cammino mi prese la mano e la strinse forte frenando il mio passo. Al mio sguardo interrogativo rispose con un sorriso malizioso che mi fece avvampare ancora una volta.
Devo imparare a dominare le emozioni, pensai. Non posso arrossire ogni cinque minuti, penserà che sono una sfigata.
"Vieni, cammina un po' più lentamente" mi disse senza staccare gli occhi dai miei. Come un'automa, obbedii senza battere ciglio.
"Ci stanno superando tutti" gli feci notare.
"Ecco, brava" di nuovo lo sguardo malizioso.
I ragazzi ci superarono e restammo molto indietro rispetto a loro tanto che, appena la strada fece una curva dietro alla montagna, tutti sparirono e restammo soli. Una stretta più forte alla mano mi intimò di fermarmi. Anche l'altra mano fu catturata dal mio uomo ragno che si dimostrò un abile cacciatore di prede.
Mi avvinghiò in un abbraccio forte e sicuro, uno di quegli abbracci che speri ti capiti di subire almeno una volta nella vita. Quello fu il mio abbraccio, mi ci abbandonai e lo assecondai, appoggiando la testa nell'incavo del collo. Sciolse momentaneamente la presa per raccogliermi il mento e portare il viso di fronte al suo e mi baciò. Un bacio vero, appassionato, un bacio da far girare la testa. Poi mi guardò, lesse la confusione sul mio volto e sorrise, paterno.
"Sei una bambina" mi disse. Mi offesi a morte.