martedì 20 marzo 2012

67- L'amore non è un gioco

Perché? Perché? Perché? Silvia borbottò dopo aver sbattuto la testa contro il cuscino una decina di volte. Perché a me, proprio adesso, proprio oggi che c'è Matteo! No, io devo togliermelo dalla testa quel cretino. Mica posso mettermi con il ragazzo della mia amica; lei non mi parlerebbe più. Altri quattro colpi contro il cuscino la calmarono definitivamente. Alla fine è meglio così, meglio che io sia rinchiusa qui dentro nella camera degli appestati con questi tre moribondi qua - Silvia diede una rapida occhiata ai tre ragazzi che giacevano nei loro lettini, dormienti, con la bocca aperta e il respiro pesante. Una smorfia di disgusto le sgualcì il viso. Avrebbe potuto stargli accanto, almeno. Ridere con i suoi amici, fingere di non amarlo e fissarlo di nascosto mentre tutti gli altri facevano altro... Invece no, dovette starsene là dentro tutta la giornata. Alla sera si trascinò al bagno per farsi una doccia, si infilò un body a maniche lunghe rosa incrociato sul seno con le spallotte, il suo paio di jeans preferiti, si sistemò i capelli e scese a cena per incontrarlo, finalmente.


Nel frattempo Anna era rimasta alla larga da Matteo per tutta la giornata. Il fatto che l'avesse salutata in maniera così evasiva e impersonale davanti a tutti l'aveva umiliata. Non sapeva neanche lei perché in realtà, ma era così che si sentiva. Si aspettava che Matteo le chiedesse scusa, l'abbracciasse e la facesse sentire amata, come non si sentiva da un po'. Invece lui rimase tutto il tempo con gli altri amici e non le rivolse la parola, anzi, sembrava quasi volesse evitarla.
Ma perché è venuto a trovarmi se poi mi evita? Anna non si dava pace mentre sedeva accovacciata su un masso nei pressi del rifugio, sperando in cuor suo che Matteo si facesse vivo per parlarle.
Nel tardo pomeriggio, Simona, la sorella di Matteo, si sedette accanto a lei e la guardò. Scosse la testa con aria addolorata e sospirò, appoggiando la mano sul ginocchio di Anna, che la guardò senza capire.
"Ti devo dire una cosa" cominciò Simona, l'aria sempre più avvilita.
"Cosa?" Fece l'errore di chiedere Anna.
"Mio fratello ti molla" continuò Simona masticando una Big Bubble al gusto d'uva.
"Scusa?" Impallidì, non credette alle sue orecchie.
"Mio fratello mi ha detto di dirti che ti molla. Vi siete lasciati, ti ha mollato" Simona precisò per non essere fraintesa perché l'ambasciatore, si sa, ha il duro compito di fare il lavoro sporco nel minor tempo possibile evitando equivoci che potrebbero risultare estremamente dannosi.
"Mi molla? Cioè mi molli tu, per lui? Vuol dire che quello stronzo di tuo fratello non ha neanche il coraggio di venire a dirmelo di persona?"
"Hei, attenta a quello che dici di mio fratello!"
"Ma vai al diavolo và! Tu e lui!" Fece in tempo a dire prima di sciogliersi in lacrime.
Simona, vedendo la ragazza in difficoltà, fece un tentativo di abbracciarla ma poi ci ripensò e rimase ferma a guardare il dolore della povera Anna scendere verso valle.
"Si, ma... non è che non gli piaci, eh!" Aggiunse.
"Come? Perché? Gli piaccio e mi molla? Perché? Non capisco!" chiese soffiandosi il naso Anna, col cuore spezzato.
"Sì, gli piaci ma ti molla... ecco... ti molla perché dice che non ti vuoi far toccare le tette. Ecco, te l'ho detto".
Anna non credette alle sue orecchie: si sentì ferita, umiliata, derisa, emarginata e, cosa peggiore, brutta. Si alzò lentamente dal masso e senza voltarsi raggiunse la sua camera con il chiaro intento di non uscirvi mai più.