martedì 3 aprile 2012

69 - Sentimenti inespressi

Silvia incontrò Matteo, che era impegnato in una conversazione monosillabica all'unico telefono presente nel rifugio incastrato in un angolino su una mensola appena prima della cucina. Lo vide chinato in avanti verso il muro, lo sguardo ai piedi che deambulavano spostando il peso del corpo ora avanti, ora indietro. Attese un po' distante fino alla fine della telefonata, che durò qualche manciata di secondi.
"Matteo, posso parlarti un momento?" Chiese Silvia col cuore in gola e il cuore che batteva a tremila battiti al minuto.
"Sssssì" rispose sospettoso.
Silvia prese tutto il poco coraggio che le rimaneva e prese a braccetto Matteo, conducendolo verso le camere del primo piano per perorare la causa dell'Annina.
"Mi stai portando in camera di Michele?" chiese Matteo.
"Sei uno arguto, tu, eh?" rispose rossa in volto al pensiero di stare sola, nella camera dei maschi con lui.
I due ragazzi si chiusero la porta della stanzetta alle spalle. L'odore di calze sudate e di scarpe sparse per tutto il pavimento rendevano l'aria irrespirabile. Silvia da brava donna di casa aprì le finestre per far entrare un po' di ossigeno in quella camera a gas.
"Cosa mi volevi dire?" Chiese Matteo realmente incuriosito e un po' spaventato.
"E' vero che hai lasciato l'Anna?" Silvia sputò il rospo prima che il buon senso le suggerisse di cambiare idea.
"Sì, cioè, dovrebbe averla lasciata mia sorella" sorrise.
"Cosa cacchio ridi, scemo! Ma come si fa a mollare la propria ragazza per voce della sorella? Sei completamente rincretinito? Non hai un minimo di dignità? Come si deve essere sentita lei? Ci hai pensato? Uomo senza palle, un invertebrato, ecco cosa sei!" Silvia era furiosa. Per la prima volta da quando Anna era stata lasciata Silvia si era resa conto, mentre parlava, dell'atto ignobile che il ragazzo che amava aveva fatto alla sua amica.
"Dici che avrei dovuto mollarla io?"
"Mah, vedi tu!"
"Il fatto è che non ho osato dirle che la mollavo perché non si fa mettere le mani addosso, mi sembrava brutto!"
"Ti sembrava brutto perché è brutto! E' brutto dire a una ragazza che ti vuole bene che non la vuoi perché non fa la scema con te! E tu sei un cretino, ecco cosa sei!"
"Ma tu perché te la prendi tanto? Mica ho lasciato te!"
"Non lo so! Non lo so perché me la prendo tanto ma me la prendo, ecco! Anna è una mia amica e mi dispiace che stia male, anche se in realtà..." Silvia si tappò la bocca e smise di parlare.
"In realtà?" Chiese Matteo confuso come solo un uomo sgridato da una donna può sentirsi.
"In realtà mi dispiace anche per te, perché ti voglio bene" disse Silvia tutto d'un fiato temendo la reazione del ragazzo.
"Anche io ti voglio bene, sei proprio un'amica. Grazie per avermi aperto gli occhi, stasera chiederò scusa all'Anna" Matteo appioppò una pacca sulla spalla a Silvia, che barcollò un attimo prima di perdere l'equilibrio e fracassarsi contro il comodino accanto a uno dei lettini della stanza.
"Andiamo a mangiare adesso, che ho fame!" propose Matteo, accompagnando Silvia verso la sala da pranzo.