martedì 15 maggio 2012

73- Scusa

La luce del sole indicò prepotente l'inizio del nuovo giorno, che molti di noi non avrebbero mai voluto affrontare. Anna era stata mollata per interposta persona da Matteo (cioè da sua sorella), Silvia era innamorata di Matteo ma non avrebbe mai potuto esternare i suoi sentimenti a nessuno per evitare di rovinare la sua amicizia con Anna e io giacevo più morta che viva nella mia branda, con mille pensieri e diecimila preoccupazioni per la sorte della mia famiglia. Insomma quella messa peggio ero io. 
Le ragazze della camera cominciarono a stiracchiarsi nei letti, in breve tempo si prepararono e scesero a fare colazione. Io non avevo fame, non avevo sonno, non avevo voglia, non avevo niente. Non sentivo niente, avevo raggiunto uno stato catatonico simile al Nirvana, senza però avere nè la pace interiore, nè alcuna felicità estatica. Decisi di rimanere ancora un po' nel letto, il don avrebbe capito.

Intanto a colazione Matteo si era avvicinato a Anna che aveva un'aria torva e un muso lungo fino al pavimento.
"Ciao" cominciò lui spavaldo.
"Mpf" rispose Anna mentre con estrema precisione imburrava una fetta di pane tostato.
"Come sta la Sara?" continuò imperterrito.
"Dorme" rispose lapidaria.
"Si sa qualcosa di suo padre?"
"Si sa quello che si sapeva ieri sera" posò il burro e si mise a spalmare la marmellata di mirtilli anche sugli angoli della fetta di pane.
"Mirtilli?" indicò Matteo la marmellata.
"Mhm" Anna non cedeva.
"Scusa" chiese lui a bassa voce.
"Non ho sentito"
"Scusa" ripetè a voce più alta.
"Scusa un cavolo, anzi, scusa un cazzo, ecco, l'ho detto" addentò la fetta di pane, burro e marmellata mentre con gli occhi lo fissò con odio.
"Quando mangi mi fai paura" disse più a se stesso che a lei.
"Tu invece mi fai schifo" boffonchiò Anna con la bocca piena.
"Ancora amici?" sorrise e le porse la mano destra in segno di pace.
"Ma vaffanculo và" Anna inghiottì l'ultimo boccone, bevve tutto il tè che fumava nella tazza e, col gesto tipico di quando si manda al diavolo qualcuno alzò il braccio destro con un gesto ampio, plateale, che le provocò un certo piacere. Poi si alzò dal tavolo e uscì fuori dal rifugio con passo spedito, lo sguardo fisso davanti a sè come se avesse perfettamente in mente cosa fare.