sabato 19 maggio 2012

75- Cose che capitano

Il vento che soffiava leggero verso di lui gli portò all'orecchio due voci: una maschile e una femminile, che gli parvero familiari ma non perfettamente distinguibili. Michele si acquattò come una rana e, balzellon balzelloni si avvicinò il più possibile alle voci pur rimanendo invisibile. Si posizionò dietro a un largo masso accanto al quale un grosso tronco di abete attorniato dai rovi creava un nascondiglio perfetto. Spostò un paio di rami che impedivano la visuale e riconobbe subito la figura di Anna che parlava con qualcuno dietro di lei.
"Sono a pezzi - la sentì raccontare - non so nemmeno perché, visto che forse non ero proprio innamorata di lui però... insomma, non capisco: perché è venuto su in montagna? Per farmi dire da sua sorella che non mi voleva più? Ti sembra normale? Perché non è rimasto a casa sua? Evitava per lo meno di rovinarmi le vacanze, no?"
Michele si spostò lateralmente come un granchio per scoprire con chi stesse mai parlando l'Anna in mezzo al bosco di mattina. Di fronte a lei, seduto su un tronco di albero tagliato, Luca annuiva e si guardava le scarpe da ginnastica della New Balance che tanto adorava.
"Sì, hai ragione" ogni tanto le rispondeva.
"Ma tu che sei venuto su con lui in moto, cosa ti ha detto? Ti avrà raccontato pur qualcosa, no? Dimmelo, dai! Siamo amici, no?"
"A parte il fatto che sono amico di tutti e due, però non ti dico niente perché non abbiamo parlato dell'argomento"
"Voi maschi siete tutti così: non parlate mai delle vostre storie... ma come fate? Qual è il vostro segreto? E soprattutto, cosa cavolo vi raccontate se non parlate delle donne con cui vi siete messi? Io proprio non capisco".
"Noi giochiamo a calcio"
"E poi?"
"Poi a pallacanestro, a biliardino, a carte"
"E poi?"
"E poi di nuovo a calcio, a pallacanestro... Non parliamo quasi mai delle nostre fidanzate, non sono cose che si dicono. A meno che non ci sia un problema grave, e allora ci confidiamo anche noi ma... adesso che mi ci fai pensare ci confidiamo con una donna, mai con un amico" Luca guardava le fronde degli alberi da sotto in su, pensando davvero a quello che stava dicendo all'Anna.
"Vabeh, dimmi di te adesso. Hai già parlato con Sara? Come sta?"
"Non l'ho ancora vista da ieri sera. Il don mi ha detto che ha vegliato tutta la notte. Poverina, che botta dev'essere avere il padre in prigione!"
"Già, davvero. Speriamo si risolva in fretta, povera Sara... Suo papà, ti rendi conto? Se succedesse al mio sarei..." Anna si commosse "sarei disperata" estrasse il suo fazzoletto rosa di Barbie e cominciò a soffiarsi il naso e ad asciugarsi le lacrime.
"No Anna, non piangere anche tu. Continuo a vedere gente che piange da ieri, su, dai" Anna si sedette sul tronco accanto a Luca e appoggiò la testa sulla sua spalla in cerca di conforto.
"Scusa, hai ragione, ma tra la storia di Sara e quella di Matteo sono proprio giù" Anna riprese a piangere come una fontana. Luca le mise goffamente un braccio attorno alle spalle e le picchiettava dolcemente la schiena per rincuorarla ma la poverina era in piena crisi esistenziale come sono a quasi quindici anni si può essere. Decise allora di abbracciarla veramente, per darle un po' di affetto. Poi le raccolse il mento con due dita e la costrinse a guardarla negli occhi.
"Dai Anna, su, non piangere" le disse e poi non seppe nemmeno lui come né perché, la baciò.