martedì 15 maggio 2012

74- Michele

Agli altri tavoli intanto tutti consumavano la colazione e l'argomento che serpeggiava era lo stesso per tutti purtroppo: parlavano di me e di mio padre. 
"Chi l'avrebbe mai detto, povera Sara"
"Ah, io lo sapevo, ho sentito dire qualcosa in proposito da mia zia che l'ha detto a mia mamma"
"Per me non è vero niente"
"Magari è solo un caso di omonimia, vedrai che lo scarcerano nel giro di una giornata"
"Cosa vuol dire omonimia?"
"Cercalo sul dizionario"
"Che figura mamma mia, se succedesse a me... non lo so cosa farei. Però mi verrebbe da non uscire più di casa"
"Eh, faresti un favore a tutti!"
"Hahahaha" risata generale.
"Michele, tu sei suo cugino, ne sapevi niente?"
"No" Michele, scosso dalla notizia dello zio abbandonò presto il tavolo della colazione per farsi un giretto da solo in mezzo al bosco.
Uscì dal rifugio e l'aria pulita e frizzante della montagna entrò nelle narici, ritemprandolo dai pensieri pesanti.
Camminò inoltrandosi nel bosco per un po' seguendo il sentiero che portava dritto al lago di Cei. Continuava a pensare al mio papà e a come potesse essere successa una cosa tanto grave alla sua famiglia. Si sentiva vuoto, come se le cose che stavano accadendo non lo riguardassero davvero, invece non era così: lui c'entrava, anche se non c'entrava. Faceva parte della famiglia, quindi l'onta l'aveva subita pure lui! Perché allora si sentiva così vuoto? Avrebbe preferito provare un po' di dolore, o almeno un po' di trasporto in più, invece niente. Non sentiva proprio niente.
Forse ho il cuore di pietra. Forse non ce l'ho io, uno cuore. Forse sono un po' uno stronzo. Boh, pensava Michele mentre camminava senza meta. Dopo una mezz'ora si fermò, girò sui tacchi e rientrò verso il rifugio. 
Quando intravide il tetto dell'abitazione tra il fogliame, gli parve di sentire delle voci e si fermò ad ascoltare.