giovedì 9 agosto 2012

89- Tre cuoricini e tre stelline

Mi trascinai a letto, intorno a me 120 paia di occhi, (occhio più, occhio meno) mi seguirono fino in camera. Per fortuna nessuno aprì bocca, almeno fino a quando non chiusi la porta della camera dietro di me: poi il brusio del pettegolezzo selvaggio fu inevitabile.
Hai sentito? Sara ha rotto le gambe a Carlo: tutte e due! Carlo è in ospedale, lo stanno operando, forse si è rotto anche un braccio, anzi tutti e due! Veramente? Noooo, non ci posso credere! Sì, ha battuto anche la testa, è grave! E se muore? Ma no, non muore. E se muore? Oddio Carlo muore!
Quella notte mi salì la febbre: sentivo i brividi correre lungo le gambe, sentivo bruciare la gola, un incendio mi bruciava le tonsille.
L'indomani Anna si avvicinò al mio capezzale. Avevo un aspetto orribile, la riconobbi a stento.
"Pace?" mi chiese appoggiando delicatamente un asciugamano bagnato sulla fronte bollente.
"Pace, pace" rantolai: mi aveva presa alla sprovvista, in quelle condizioni non avrei potuto fare diversamente. Fu così che la perdonai davvero. Mancava solo sistemare la questione con Luca, ma ci avrei pensato più tardi, appena il mio cervello sarebbe tornato a funzionare lucidamente.
Carlo rientrò verso le dieci dall'ospedale con una gambona ingessata dall'inguine fino al piede compreso. Ero riuscita a procurargli una frattura esposta scomposta di tibia e perone. Si aggirava zoppicando, con un paio di stampelle troppo grandi per lui sotto alle ascelle. Scesi le scale, incontrai il suo sguardo, abbassai gli occhi e arrossii. Carlo mi sorrise. 
"Sara, lo so che non hai fatto apposta" aveva uno sguardo strano, dolce, e gli brillavano gli occhi... azzurri. Carlo aveva gli occhi azzurri! Non me ne ero mai accorta. Ora invece... 
Ma tu guarda che begli occhi, pensai. 
"Scusa Carlo, sono una cretina. Mi perdonerai mai?"
"Se mi firmi la gambona sì" rispose allungandomi un pennarello blu.
A Carlo, la tua carnefice. Con affetto, Sara, firmai. Disegnai anche tre cuoricini e tre stelline.
"Cosa significano le stelline?" Chiese Carlo avvicinandosi pericolosamente alle mie labbra.
"Sono tre baci" balbettai.
"Allora non mi sono fratturato la gamba invano" disse e mi fece l'occhiolino.