domenica 19 agosto 2012

90- Xamamina e farfalle

Mi svegliai presto la mattina dell'ultimo giorno di quella che sarebbe dovuta essere una vacanza fantastica ma che si era invece rivelata un incubo a occhi aperti. Mi precipitai a prepararmi per la partenza, raccolsi i miei vestiti dall'armadio in un'enorme palla aggrovigliata, strappai via il beauty dal mobiletto del bagno, recuperai velocemente le scarpe che pascolavano sul pavimento della nostra stanza e infilai tutto nella mia valigia giallo canarino, che mi faceva vergognare da morire, visto che gli altri bagagli erano tutti neri, marroni o blu scuro. Mi sedetti sopra alla mia "frittata gigante"(come l'aveva definita Silvia) e con estrema fatica la richiusi. Rocambolai giù dalle scale insieme alla frittata, consumai un'abbondante colazione e mi radunai insieme agli altri davanti al rifugio. I due pullman che ci avrebbero riportati a casa arrivarono in orario. Ci dirigemmo lentamente giù dalla strada sterrata verso la piazza dove i due mezzi di trasporto riposavano silenziosi.
I miei amici cominciarono a piangere, tristi per la fine di un momento indimenticabile passato insieme, emozionati dalla voglia di rientrare a casa dopo così tanto tempo trascorso in isolamento in una baita dispersa in mezzo ai boschi e alle montagne. L'unica felice di rientrare pareva fossi io: questa vacanza si era rivelata la più brutta della mia vita. Troppe emozioni, troppe litigate, pianti, abbracci, riappacificazioni, mortificazioni... era troppo, troppo per me. Mi aspettavo tante risate, la polenta col formaggio, gli amici sempre contenti... Forse se avessi avuto qualche anno di più avrei accettato tutto in maniera diversa, forse mi sarei dovuta divertire di più, forse è tutta colpa del mio caratteraccio... Chissà.
Prendemmo posto nei pullman, io come al solito mi accomodai al primo posto dietro l'autista e ingoiai due pastiglie di Xamamina. Chiusi gli occhi in attesa che il farmaco facesse effetto.
"Hei spostati un po' Sara, credo che ti toccherà fare il viaggio con me" Carlo sfoderò un sorriso da ebete.
"Ah, ok, accomodati pure" mi spostai leggermente verso il finestrino.
"Sai, mi sarebbe piaciuto fare il viaggio negli ultimi posti in fondo insieme ai miei amici ma guardami: questa gambona non ci sta da nessun'altra parte..." 
Arrossii violentemente.
"Scusa Carlo, ti ho rovinato l'esistenza"
"No, dai, solo la gamba per qualche mese" sorrise dolcemente. Qualcosa nel mio stomaco si mosse.