venerdì 14 settembre 2012

92- A casa

Il pullman ragliò sul sagrato della chiesa due ore e mezza più tardi. Subito venne seguito dal secondo mezzo, che sbuffò prima di aprire le porte.
Sotto di noi le voci dei genitori trillavano concitate mentre il secondo sciame di ragazzi, i più grandi, si facevano strada pronti per caricare i bagagli: era il loro turno di salire sulle montagne del torinese. Cercai subito la chioma ricciuta di Luca dal finestrino.
"Non è lì, è laggiù" Carlo mi indicò un ragazzo appoggiato alla colonna del sagrato. Era Luca. D'istinto arrossii, non tanto per la visione quanto per essere stata smascherata così facilmente. Mi sentii puerile.
"Cercavo i genitori della Silvia" mentii senza guardarlo. Lo intravidi sorridere.
Scesi dal pullman prima di Carlo, che faticava molto a uscire fuori all'aria aperta. Il caldo soffocante di luglio ci appiccicò i vestiti addosso. Luca fece un balzo per avvicinarsi a me.
"Sara, ciao. Come stai? Mi sei mancata" disse, agitato.
"Ciao. Divertiti, buona vacanza" lo guardai impettita, feci lo sguardo più impenetrabile che mi venne.
"Abbiamo qualche minuto ancora, parliamo un po'?"
"Non posso, devo andare. Divertiti" risposi, acida. Mi aggrappai al braccio di Carlo per farlo ingelosire, per poi crollai in un pianto liberatorio appena varcato l'abitacolo della macchina dei genitori di Silvia, che mi guardarono perplessi.
"Non vi siete divertite?" Ci chiesero contrariati, interrogando Silvia con gli occhi, che nel frattempo mi teneva la mano per conforto.
"Sì, tantissimo" mentì. La macchina partì riportandomi finalmente a casa mia.