giovedì 20 settembre 2012

93- predicano bene ma razzolano male

Arrivata a casa mi accolsero i miei genitori, che osservai a lungo prima di abbracciare. 
"Vai a farti una doccia, poi ti spieghiamo cos'è successo mentre eri via" precedettero le mie domande. 
L'acqua tiepida della doccia dipanava lentamente la nebbia che obnubilava la mia mente da troppi giorni. Scoppiai di nuovo in lacrime, forse per il calo della tensione che il ritorno a casa mi stava creando. Mi lavai con cura, anche se non ero poi così sporca: strofinai forte la pelle con la spugna per togliermi di dosso il bacio di Luca con la mia amica, il suo sguardo da cane bastonato alla partenza per la montagna, Anna la traditrice, mio papà e la sua notte in carcere, la gamba rotta di Carlo. Ah, sì, Carlo. Nemmeno a lui avevo voglia di pensare.
Indossai un vestitino di lino bianco, asciugai i capelli ribelli solo un po' e raggiunsi i miei in cucina. Mi spiegarono tutto dall'inizio: del lavoro di mio padre, di quella volta che dovette pagare una tangente per conto del suo capo per prendere un lavoro nuovo, di quanto si fosse sentito complice (cosa che di fatto era) di un crimine. Poi i carabinieri, che suonarono al citofono e se lo portarono via in manette come se avesse ucciso qualcuno. Faticavano a parlare, quando uno veniva interrotto dal pianto cominciava l'altro. Li guardavo come se fossero alieni, persone che non avevo mai conosciuto, estranei in casa mia. 
I carabinieri alla fine si scoprì che stavano indagando per un reato che non c'entrava niente con quello per il quale si era macchiato mio padre: cercavano un assassino, e dopo una breve indagine (durante la quale mio padre rimase in cella al carcere di Busto insieme ad altri tre delinquenti) trovarono il vero colpevole, che, follia nella follia, portava lo stesso nome del mio genitore. Svelato l'arcano, lo scarcerarono l'indomani, scusandosi. Non lo interrogarono mai sul reato di concussione al quale aveva partecipato.
Alla fine della storia avrei voluto vomitare. Quindi mio padre era colpevole! E tutte quelle storie sull'essere corretta? Dire sempre la verità? Cercare di essere sempre dalla parte della ragione? Tutte balle? Ebbi la compiacenza di tenere per me i dubbi, me ne aldai in camera senza aprire bocca, schifata dal racconto e da due genitori che predicavano bene e razzolavano male.