sabato 22 settembre 2012

94- Carlo vs Luca

Cominciai a passare da casa di Carlo tutti i pomeriggi, verso le sei, appena il caldo di luglio allentava la morsa afosa. Sua mamma ci offriva un gelato alla fragola; lui mi accoglieva seduto sul divano, con la gamba ingessata sollevata su una sedia, un bel sorriso sempre stampato in volto. 
A dire la verità passavo perché mi sentivo in colpa per avergli spaccato la gamba e rovinato le vacanze: tutti i suoi amici erano in montagna col prete al secondo turno. Lui avrebbe dovuto dare una mano al don al primo turno per gestire noi "piccoli" e poi sarebbe rimasto per farsi le sue vacanze insieme a quelli della sua età, al secondo turno appunto. Invece si ritrovava seduto sul divano di casa, senza potersi muovere, al caldo. Un altro motivo per cui passavo sempre a trovarlo era che le mie amiche erano partite tutte per il mare con i genitori e in paese era rimasto solo lui. E io. Io e lui, lui e io. Ormai il nostro era un appuntamento fisso. Mi presentavo ogni pomeriggio con una videocassetta diversa, ci guardavamo un sacco di film: "Le comiche", "Havana", "Aracnofobia", "Mamma, ho perso l'aereo", "Edward mani di forbice", "L'esorcista", "Fantozzi alla riscossa", "Caccia a ottobre rosso" e tanti altri. Carlo preferiva i film horror e i thriller, io ovviamente le storione d'amore strappalacrime.
Ci sedevamo vicini, oscuravamo il salotto chiudendo le persiane e cominciava il nostro cinema: piangevamo, ridevamo, urlavamo di paura. Spesso capitava che rimanessi a cena da lui, visto che il film finiva intorno alle otto. Mia madre mi lasciava da Carlo di buon grado, visto che lei e sua mamma erano amiche. Volavo verso casa intorno alle dieci, chinata in avanti sul manubrio della bici per paura dei pipistrelli che volavano intorno alle luci dei lampioni che illuminavano la strada.
I giorni passavano e così anche la mia cotta per Luca. Rientrato dalla vacanza in montagna si presentò una sera a casa mia e, non trovandomi, suonò il campanello a casa di Carlo. Quando lo vidi entrare in casa mi si gelò il sangue.
"Sara, sono passato da casa tua e tua mamma mi ha detto che eri a cena da Carlo". Era bello più di come lo ricordavo, una leggera abbronzatura gli illuminava gli occhi carichi di offesa.
"Ceno spesso da Carlo, vero?" Mi girai in cerca di appoggio da parte del mio amico, che mi appoggiò la mano sul braccio. Sussultai. I due si guardarono in cagnesco.
"Se vuoi ti accompagno a casa. Vieni?" si offrì Luca senza staccare gli occhi di dosso da Carlo.
Il duello silenzioso mi fece sorridere. Mancavano solo le pistole, il resto dell'atmosfera da saloon c'era tutta.
Guardai il mio pop swatch che segnava già le dieci meno un quarto.
"Sssssì, grazie, vengo a casa con te" risposi dubbiosa. Carlo staccò subito la mano dal mio braccio, si guardò i piedi, anzi, un piede solo e ci salutò a stento.