venerdì 9 novembre 2012

Dieci


Uscita dal negozio, finito l’orario di lavoro, mi abbottonai con cura il bavero del cappotto fino al collo e mi concessi una passeggiata in centro. Avevo  bisogno di camminare all’aperto, respirare a pieni polmoni l’aria fredda della sera e distrarmi guardando le vetrine dei negozi. In realtà non mi accorsi  nemmeno di quale strada stessi percorrendo, né tantomeno su quali vetrine soffermavo la mia attenzione, se di attenzione si può parlare.
Mentre passeggiavo digrignavo i denti come faceva mio padre quando doveva riflettere su qualcosa di importante. A un tratto mi fermai e chiusi gli occhi. Mi concentrai sul respiro corto e affannato, causato dal batticuore nato dall’ansia che avevo addosso più che dalla camminata che avevo appena interrotto di colpo. Riaprii gli occhi, mi diressi verso una panchina e mi sedetti.  Strinsi  entrambi i guanti nella mano sinistra, mentre la destra era occupata a sorreggere la fronte.
Continuo a pensare a cosa mi ha detto la signora Armani. Assurdo, è da pazzi partire e andare a Mogadiscio. È lontano e sarei da sola. Be, proprio da sola no, starei a casa con gli Armani. E potrei fare la parrucchiera in un posto bellissimo! O bruttissimo. Non lo so com’è Mogadiscio. Un mese di viaggio in nave. Un mese! Un mese sono trenta giorni e centinaia di ore, è un viaggio infinito! E se poi mi trovassi male? E se volessi tornare a casa? E se la mamma avesse bisogno di me? No, non parto. Siamo matti? No, non… no, no. No. Però i soldi mi servono, mio Dio, aiutami tu, dammi un consiglio. Papà, dammi un consiglio pure tu, che sei lì in Paradiso a non far niente mentre noi qui ci stiamo dannando per pagare i debiti. Cosa devo fare? Ditemelo voi, cosa devo fare. La nave parte una volta sola, o ci salgo o non ci salirò mai più. Non sono occasioni che capitano due volte. Ah, se solo avessi qualcuno al quale chiedere un suggerimento! Alle mie sorelle non posso chiedere. Luigia non ne sarebbe di sicuro entusiasta, visto che la lascerei sola in negozio. Se me ne andassi però Enrica potrebbe prendere il mio posto, e forse sarebbe anche felice di andarsene dalla Italo-Belga.
Dopo un po’ di anni lavorare sui telai è stancante e l’udito comincia a diminuire, con tutto il fracasso che c’è lì dentro. Fare la parrucchiera non è un brutto lavoro, è anche divertente alle volte! Magari Enrica sarebbe felice del cambiamento e le gioverebbe di sicuro. La sua lingua lunga potrebbe fare danni con le clienti ma a questo si potrebbe sempre rimediare. Sì, ma come faccio a lasciare da sola la mamma? Lei conta su di me e se si dovesse sentire male mentre io sono chissà dove in Africa? Non me lo perdonerei mai. Ho bisogno di un consiglio. Devo parlarne con qualcuno sennò scoppio. Potrei andare a trovare la Anna. Lei mi direbbe cosa pensa di questa pazzia , potrebbe darmi un consiglio saggio, da amica e da mamma.