lunedì 12 novembre 2012

Dodici


“Allora mi ha chiesto di andare con lei a Mogadiscio perché ci sono tante mogli degli ufficiali dell’esercito e manca una parrucchiera. Dice che guadagnerei molto di più laggiù e che potrei rimanere a casa loro finché voglio. È da stamattina che ci penso, Anna, non so se accettare oppure no. Lo so che è una pazzia ma io ho bisogno di più soldi… Tu la sai qual è la mia situazione. Non so cosa fare. Dovrei dire di no ma continuo a pensarci. Ti ‘sa te disat?”[1] le chiesi nervosa.
 “Oh mamma.”  Anna rimase col cucchiaio di legno in mano. “Questa è bella. Ragioniamo. Dove andresti a stare?”
“Vivrei a casa dei signori Armani, anche se la cosa non mi piace: non voglio dipendere da loro, però non ho neanche ii soldi per potermi pagare un affitto o un albergo. A Mogadiscio, in Somalia. L’Italia ha colonizzato la nazione e le famiglie dell’esercito si stanno trasferendo là”.
“Sì, ho sentito una mia cugina che partirà anche lei. Me l’ha detto ieri. Suo marito è già là da due settimane. Ha mandato una lettera, dice che fa caldo. Dove faresti la parrucchiera e a chi?”
“Alle mogli dei militari italiani. Sistemerei i capelli direttamente in casa delle clienti”.
“Quanti soldi guadagneresti?”
“Non lo so ma posso chiedere il doppio di quanto chiedo qui in negozio, visto che ci sarei solo io là”.
“Non hai paura all’idea di andare in un posto lontano e di non poter più tornare indietro?”
“Sì, un po’, ma neanche tanta. Io ci vorrei andare”.
 “Ti te set sempar staia un pu mata, tusa. E la to mama? Cusa la dis, lè?”[2]
“Lei non lo sa”.
“Non lo sa? E quando glielo vuoi dire?”
“Quando avrò deciso… Se partirò la informerò, altrimenti non le dirò niente. È inutile farla preoccupare per niente se poi deciderò di non andarmene”.
 “Beh, cunt tütt i penser ca la g’hà quela pora dona, fursi te g’he nanca tort. E chi pudaria aütà la Luigia in butega?”[3]
“Ho pensato che potrebbe aiutarla Enrichetta”.
“Se hai pensato già a tutto vuol dire che hai già deciso di partire”
“Boh, non lo so. Tu cosa faresti?”
“Io ? Starei qui a casa mia, che domande. Io però ho tre figli. Tu sei da sola e forse allontanandoti potresti crearti una vita che qui non stai vivendo. Ti sei presa la responsabilità della tua famiglia diventando l’uomo di casa da quando il tuo povero papà non c’è più.  Andando via potresti mandare i soldi a casa per aiutare tua mamma e allo stesso tempo vivresti una vita tua e un’esperienza che nessuno ti toglierà mai. Puoi andare in Africa! Puoi vedere i leoni e le scimmie! Io  al tuo posto ci andrei”.
Restammo  in silenzio. Mi servì il riso che profumava di burro e salvia. Lo mangiai masticando lentamente, mentre la mia mente metabolizzava le parole della mia amica. Finii il riso, abbracciai forte la Anna e tornai a casa  pedalando senza sosta. Entrai in casa senza fare rumore, erano già tutti a letto. Mi infilai sotto le coperte e spensi la luce. Allontanai tutti i pensieri della giornata e mi abbandonai al sonno.


[1] “Tu cosa ne pensi?”
[2] “Sei sempre più matta. E tua mamma? Cosa ne pensa?”
[3] “Beh, con tutti i pensieri che ha quella povera donna, forse non hai torto. E chi aiuterà Luigia al negozio?”