giovedì 8 novembre 2012

Nove


“Ma, sciura Armani, sa la dis cusè, la sarà minga adrèe a parlà sül seri?[1] sorrisi mentre le piegavo velocemente i capelli col ferro caldo.
 “Sto dicendo sul serio sì, Teresa. Pensaci, la paga sarebbe più alta di quanto prendi qui in Italia perché lì gli uomini italiani che decidono di trasferirsi vengono pagati a peso d’oro e le mogli non perderebbero certo l’occasione di essere in ordine se ne avessero la possibilità.
Be, io te l’ho detto. Promettimi di pensarci. La mia nave parte il 17 novembre, è un venerdì” concluse la signora Armani, specchiandosi con attenzione controllando l’acconciatura.
Per tutto il resto della giornata rimasi in silenzio a pensare alle sue parole. Se avessi più soldi la mia famiglia vivrebbe meglio e potremmo ripagare i debiti del papà molto prima di quanto pensiamo... Ma no, ma no, è una sciocchezza. E poi come farebbe Luigia da sola in negozio, ormai lavoriamo bene insieme, siamo una squadra, noi due. E la mamma? Come farebbe la mamma senza di me, che sono l’unica che le dà una mano in casa. Certo che i soldi ci farebbero proprio comodo. I due matrimoni poi, adesso non ci volevano proprio. Ma come si fa a far ragionare le mie due sorelle? Stanno scegliendo il corredo più caro di quanto ci possiamo permettere… Sì ma anche se andassi, mi toccherebbe vivere insieme agli Armani. Io non ho i soldi per pagare loro un affitto per la stanza e di sicuro non voglio stare da loro gratis. Va be’, non pensiamoci più che c’è da lavorare.
Lavai i capelli alla signora Macchi cercando di levarmi quel pensiero assurdo dalla testa.


[1] “Ma signora Armani, che cosa sta dicendo, non starà parlando sul serio?