giovedì 15 novembre 2012

Quattordici


Alle otto di quella stessa sera io e Luigia chiudemmo il negozio, attraversammo la strada e salimmo in casa nostra. I miei fratelli e la mamma ci aspettavano per la cena. Mi lavai distrattamente le mani in bagno e presi posto al tavolo.
“Devo dirvi una cosa importante” cominciai solennemente senza alzare lo sguardo dal piatto.
Sa gh'e stai?”[1]chiese subito la mamma spaventata, il mestolo di legno in mano sgocciolava sugo di pomodoro sul pavimento della cucina.
“Mamma, la signora Armani mi ha chiesto di andare in Africa con lei. Non c’è una parrucchiera e sarebbe utile una persona che sistemi i capelli a tutte le mogli dei militari che ci sono a Mogadiscio, in Somalia”.
“Teresa, ma cusa te set drè a dì? Te set diventàa mata?”[2]disse la mamma incredula.
“No mamma, non sono impazzita. Ci penso da un po’. Lì mi pagherebbero bene, starei in casa con la signora Armani e il marito. La nave parte la settimana prossima”.
“La nav? L'Africa? Fà no scherz, dai, mangia che la pasta la vegn fregia”[3] minimizzò mia madre scuotendo la testa, come se le mie parole le stessero  ronzando nella testa dandole noia.
“Mamma, dico sul serio. Senti, parliamoci chiaro. Non abbiamo soldi sufficienti per pagare i debiti e vivere una vita dignitosa. Tra un po’ bisognerà pagare la scuola a Ernesto e i soldi non ci sono. L’unica possibilità che abbiamo è questa. Se mi hanno proposto una cosa simile una ragione ci sarà, il Signore mi avrà prescelta per darmi una possibilità, no?” Dissi tutto d’un fiato col tono più convincente e sicuro che mi venne.
Mia madre si sedette senza forze sulla sedia. Non parlò, non mi guardava, le scese una lacrima sulla guancia.
“Dai mamma, non piangere. Ho pensato a tutto. Enrica potrebbe dare una mano a Luigia mentre io starò via”.
Poi mi rivolsi a Enrica: “Tu che dici? Ti va di lasciare il lavoro ai telai e aiutare la Luigia al negozio?”
Enrica annuì meccanicamente senza dire una parola per vedere dove sarebbe andata a finire la conversazione.
“Sarà bellissimo, ho la possibilità di vedere un pezzo del mondo! Mamma, tu l’hai mai vista l’Africa? No. Neanche io. Però adesso posso provare a vivere per un po’ in un posto diverso, con una prospettiva lavorativa buona che porterà sicuramente più soldi in famiglia. E poi se mi trovassi male potrei sempre tornare indietro” terminai l’arringa e mangiai la pastasciutta simulando indifferenza. Consumammo tutti la nostra cena in silenzio. Dopo che i miei fratelli ebbero lasciato la cucina, rimasi sola con mia madre.
“Al so no, Teresa, g'ho pagüra. E sa ta capitas un quaicoss?”[4]
 “Può capitarmi qualcosa anche qui, se è destino, è destino”.
“Si, ma quand l'è ca te turnariat indrèe?”[5]
“Non lo so, potrei stare lì un anno e poi tornare”.
“Ma l'è 'na matada. No, sum minga d'acord”.[6]
 “Mamma, l’Antonietta e l’Enrica ci hanno detto che si vogliono sposare. Lo sai anche tu che  hanno scelto un corredo costosissimo ed è impossibile farle ragionare per far cambiare loro idea. Quindi ci servono soldi in più. Ho deciso, parto. Stai tranquilla, fidati di me” le dissi nel modo più dolce che mi riuscì.
Mia madre sospirò  Tra tücc, so no chi l'è 'l püsèe crapun”[7] disse e si ritirò lentamente nella sua stanza, nominando il nome di mio padre e scuotendo la testa.


[1] “Cos’è successo?”
[2] “Teresa ma cosa stai dicendo? Sei impazzita?”
[3] “La nave? L’Africa? Non fare scherzi, dai, mangia che si fredda la pasta”
[4] “Non lo so, Teresa, ho paura. E se ti capita qualcosa?”
[5] “Si ma quando torneresti?”
[6] “Ma è una pazzia. No, non sono d’accordo.”
[7] “Tra tutti , non so chi sia il più cocciuto.”