mercoledì 14 novembre 2012

Tredici


La mattina seguente non dissi niente a nessuno di quello che mi frullava per la mente. Mantenni il segreto anche il giorno successivo e il giorno dopo ancora.
Te set silenziusa, Teresa, cusa gh'è?”[1] chiese mia sorella mentre lavoravamo in negozio.
“Niente, niente. Son preoccupata per i debiti che abbiamo da pagare, non so come aiutare la mamma” mentii a metà.
“Dai, Teresa, adess ch'hemm imparàa a fà la permanenta senza brüsà i cavei a nisün, te vedaret ca guadagnaremm püsèe. Stà quiéta”[2] mi rassicurò Luigia.
Quel giorno, nel pomeriggio inoltrato, tornò in negozio la signora Armani. Luigia le lavò i capelli e poi la lasciò a me per la piega.
“Ciao Teresa, tagliami i capelli un po’ più del solito, per favore. Sai che parto tra pochi giorni per l’Africa e là non c’è neanche una parrucchiera, chissà quando mi ricapiterà l’occasione di farmi tagliare i capelli decentemente! A proposito, hai pensato a quello che ti ho detto? Io ho parlato con la moglie del generale Graziani che è stata a Mogadiscio e riparte anche lei tra pochi giorni. Sarebbe entusiasta se venissi tu per continuare la tua professione in Africa” cinguettò la signora allegra, pimpante, come se mi stesse dicendo la cosa più naturale del mondo.
“Chi l'è 'sto Graziani?”[3]chiesi timidamente.
“Come chi è Graziani?! Il viceré dell’Eritrea, il generale che comanda la campagna di Abissinia!” rispose lei incredula davanti alla mia ignoranza.
“Ah già, già, l'ho sentìi numinà a la radio, la g'ha rasun, la ma scüsa”[4]tentai di rimediare.
“Ma no, ul Graziani l’è ul governatore generale della Somalia!”[5] intervenne la signora Mascheroni, coi bigodini in testa e il casco calato fino alle sopracciglia”.
“Uè, la fa finta da ves sturna ma la ga senti pulidu, né?[6]” mi diede di gomito la signora Armani, parlando a bassa voce, indicando la signora Mascheroni col mento. Poi continuò: “Allora? Vieni con noi? Vedrai, sarà bellissimo. In Africa fa sempre caldo, non come qua a Gallarate che d’inverno di gela”
“Ci sto pensando, sa? Davvero. Non è una cosa da poter decidere così, su due piedi. E poi sarei da sola, in un posto lontanissimo. Se mia madre avesse bisogno di me …” pensai a voce alta.
“Tua mamma ha le tue sorelle, e poi non saresti sola: staresti a casa con me e mio marito! La casa che ci hanno riservato è grande, te l’ho detto” insistette decisa, guardandomi dritta negli occhi, che io abbassai sui suoi capelli.
Terminata la piega, non le dissi più niente, anche se avevo già deciso. Sarei partita.


[1] “Sei silenziosa, Teresa, cosa c’è?”
[2] “Dai Teresa, adesso che abbiamo imparato a fare la permanente senza bruciare i capelli a nessuno vedrai che guadagneremo di più! Stai tranquilla!”
[3] “Chi è Graziani?”
[4]“ Ah, già, già, l’ho sentito nominare alla radio, ha ragione, mi scusi”
[5] “Ma no, Graziani è il governatore generale della Somalia”
[6] “Fa finta di essere sorda ma ci sente bene, vero?”