domenica 11 novembre 2012

Undici

Mi alzai di scatto e rientrai di corsa a casa. Spalancai la porta urlando: “Mamma vado un momento a trovare la Anna, torno subito! Voi mangiate pure, ci vediamo dopo!” uscii  senza rispondere a mia madre che a sua volta gridò: “Ndua l’è ca te vè, ca l’è già scür!”[1]
Afferrai la bicicletta per volare verso Cassano Magnago, a casa della Anna. Arrivai mezz’ora più tardi,  madida di sudore e col fiatone. Appoggiai la bici alla recinzione e spiai per vedere se dalle finestre si intravedeva una luce. La famiglia di Anna era seduta al tavolo della cucina, intravidi la sua ombra alzarsi dal tavolo diverse volte per sparecchiare. Suonai il campanello e attesi.
“Chi è?” il marito aprì la porta di casa.
“Signore buonasera, sono Teresa, un’amica della Anna. È in casa? Ho bisogno di parlarle un minuto” risposi gentilmente, chiudendomi il cappotto con entrambe le mani.
Dietro di lui comparve Anna che mi corse incontro, preoccupata.
“Sa ghè sücess, tusa? Cusa te fet in gir in bicicleta a quel’ura chi? T’è già mangiàa?”[2] mi chiese allarmata stringendosi nello scialle bianco di lana.
 “Scusa Anna, scusa se son venuta a disturbarti ma ho un problema e devo parlarne con qualcuno. Posso chiederti un consiglio?”
“Vieni, vieni dentro. Dammi il tuo paltò e siediti in cucina” mi ordinò mentre era già corsa a far bollire dell’acqua.
“Ti va bene un po’ di riso in bianco?” mi chiese senza aspettare la risposta.
“Ma no Anna, non ti disturbare, mica son venuta qui a mangiare!” le dissi addentando un pezzo di pane avanzato sul tavolo.
“Te vegnat chì a cà mia par dimm cusa ho da fa?”[3] rispose Anna fingendo di arrabbiarsi. “Tì cüntum sü, che intant mì fò coeus ul ris”[4] ordinò.
 “Anna, stamattina è venuta da me una cliente. È la moglie del sig. Armani, un maresciallo dell’aviazione, o forse un tenente, non lo so”
“No, Teresa, lasa stà i oman spusàa. Troeuvan vün tò, fà no la mantegnüda che certi ropp poeu sa vegnan a savè e ta dann sübit da la pütana!”[5]travisò Anna.
“Ma ‘sa te set a drè dì cusè, Ana!”[6] le risposi indignata chiudendomi d’istinto il cardigan all’altezza del seno. Poi capii dove voleva andare a parare e risi ad alta voce, un po’ isterica perché cominciavo a sentire la stanchezza nelle gambe - e quando sono stanca mi viene da ridere per qualsiasi sciocchezza. “Fammi finire” continuai. “Dicevo, questa signora Armani partirà tra pochi giorni per la Somalia perché hanno  trasferito lì il marito.”
 “Eh, e alura?”[7] chiese Anna assaggiando l’acqua bollente per capire se era salata al punto giusto. Poi ci buttò tre pugni di riso e diede una rimestata col cucchiaio di legno, osservandomi da sopra gli occhiali.  


[1] “Ma dove te ne vai che è già buio!”
[2] “Cos’è successo, bambina? Cosa fai in giro in bicicletta a quest’ora? Hai già cenato?”
[3] “Vieni a casa mia per dirmi cosa devo fare?”
[4] “Tu raccontami che io nel frattempo metto il riso sul fuoco.”
[5] “No Teresa, lascia stare gli uomini sposati. Trovatene uno tuo, non fare l’amante. Poi queste cose si vengono a sapere e  passi per una di facili costumi.”
[6] “Ma cosa stai dicendo, Anna!”
[7] “Eh, e quindi?”