giovedì 29 novembre 2012

Ventidue


Ci ritirammo dal ponte intirizzite, io e Livia, all’interno della nave e ci preparammo per la cena. Livia indossò uno dei suoi vestiti in seta, mentre io rimasi vestita com’ero. Nonostante le emozioni forti mi venne una certa fame e mi accomodai volentieri al tavolo. La sala da pranzo era ampia e rotonda. I tavoli, rotondi anch’essi, erano ricoperti da eleganti tovaglie di fiandra bianche. Le sedie in velluto rosso e per ogni posto a sedere c’era una rosa rossa.
Venne servito del prosciutto crudo e dei ravioli di magro conditi con burro e formaggio grana. Divorammo il cibo in compagnia di sconosciuti che sedevano al nostro tavolo. Una signora di una certa età indossava un vestito di paillettes, al collo portava una collana d’oro luccicante; suo marito in giacca e cravatta ci salutò garbatamente ma per il resto della cena non ci rivolsero la parola, nonostante i diversi tentativi di Livia di  cominciare una conversazione.
Ci spostammo nella sala da ballo, subito accanto a quella dalla quale eravamo venute. L’orchestra suonava un valzer e alcune coppie di ufficiali con le rispettive mogli volteggiavano nella pista rotonda pavimentata a parquet.

T'è vist, Teresa che lüso, che meraviglia, 'sta nav!”[1] Livia era entusiasta.
Si, Livia, mi avevi mai vist prima nient dal genar, al par da vess in un film da quei ca sa vedan al cinema”[2]  risposi mentre mi godevo la musica e lo spettacolo dei ballerini in pista.
Pensa, staremm inscì par tütt un mes”[3] continuò Livia.
La sua frase mi rattristò d’un colpo. Mi tornarono in mente la mamma e i miei fratelli, mio padre che non c’era più e cominciai a sussultare dai singhiozzi, esplosi nel pianto irrefrenabile e liberatorio che trattenevo da troppe ore. La musica, il divertimento, le danze stridevano col mio sfogo. Tornai in cabina rovinando la festa a Livia, che mi accompagnò senza dire nulla.
Te vedaret, te se inamuraret da l'Africa, al sarà meraviglius. Adess, dörma e pensa pü a nient. Bonanott”[4] disse Livia mentre spense la luce. Chiusi gli occhi e percepii il movimento lento della nave che avanzava inesorabile verso il mare aperto.


[1] “Hai visto, Teresa? Che lusso, che meraviglia questa nave!”
[2] “Sì Livia, non avevo mai visto niente del genere prima d’ora, sembra di stare in un film di quelli che si vedono al cinematografo!”
[3] “Pensa, vivremo così per un mese intero”
[4] “Vedrai ti innamorerai dell’Africa, sarà meraviglioso.  Dormi, adesso e non pensare a niente. Buonanotte.”