mercoledì 28 novembre 2012

Ventuno


Un’ora più tardi salimmo sul ponte più alto della nave per assistere alla partenza. L’aria gelida di novembre ci entrò nelle ossa costringendoci ad abbottonare il cappotto fino al bavero. I miei capelli agitati dal vento riflettevano perfettamente la paura e la voglia di piangere che avevo dentro, il terrore di aver preso la scelta sbagliata.
La sirena della “Principessa Maria” muggì forte e mi fece sussultare.  La nave si staccò silenziosa dalla banchina e si allontanava piano. La gente sul ponte si sbracciava e salutava urlando e piangendo per l’emozione e lo stesso facevano le centinaia di persone a faccia in su, ferme, in piedi sul molo, impotenti davanti alla maestosità di quel bestione marino che prendeva il largo. Salutammo anche io e Livia, anche se nessuno era lì per noi.
Sulla nave restammo tutti con le mani attaccate alla balaustra di protezione del ponte a guardare. Uscimmo dal porto mentre la vista si aprì sulla maestosa Genova, poi sulle due Riviere mentre si scoprivano le alture che circondano il golfo di La Spezia rimpicciolirsi, finché la costa rimase un lembo di terra che il tramonto inghiottì nel buio.