mercoledì 12 dicembre 2012

Trenta


Saltammo in piedi, spalancammo la porta e delle urla provenivano dal ponte di coperta: “Uomo in mare” si sentì gridare.“Chi è? Cos’è successo?” Bloccai il primo marinaio che mi passò accanto, lui nemmeno mi rispose e corse veloce verso le voci.
Trascinai con me Livia che, verde in volto, faticava a starmi dietro inciampando di continuo. Qualcosa di grave doveva essere successo, dovevo capire cosa.
Ci avvicinammo al ponte, un centinaio di passeggeri erano impietriti davanti alle vetrate che davano verso l’esterno. Schizzi di schiuma arrivavano a bagnare vetri, non si vedeva bene cosa stessero guardando tutti. Abbandonai in un angolino Livia, che si accasciò contro la parete di una sala da tè. Mi feci strada tra la folla, arrivai davanti alle porte per uscire sul ponte. Una decina di marinai, bagnati dalle onde e sballottati dal vento cercarono di calmare una donna che urlava.
“No, che cos’hai fatto! Che cos’hai fatto”
Guardando meglio, mi venne un colpo al cuore: Elvira! Feci per uscire fuori, un marinaio mi fermò.
“Non si può uscire, è pericoloso”
“La prego, mi faccia raggiungere quella donna: la conosco, è mia amica” convinsi l’uomo dell’equipaggio e a fatica strisciai lungo il ponte afferrandomi saldamente alla passamaneria. Il rumore delle onde che schiaffeggiavano la nave era spaventoso, il vento fischiava, raggiunsi Elvira, piangeva, era sconvolta e continuava a urlare. Ci vollero tre persone per tenerla ferma: voleva buttarsi a mare.
“Elvira, cosa fa qui fuori! Cos’è successo?” Provai a calmarla.
“Franco! Franco si è buttato. Salvatelo! Salvate il mio Franco!” Urlava e si dibatteva in una lotta disperata, nella mano sventolava una lettera.
A fatica riuscii a convincerla e rientrammo sottocoperta. Elvira si accasciò per terra, raccolse le ginocchia tra le braccia e pianse disperata.  Emetteva un lamento roco, straziante, disumano. Molti passeggeri si portarono la mano alla bocca, increduli, altri parteciparono in silenzio al dolore della donna.
Le appoggiai una mano sulla spalla, Elvira sobbalzava, il suo corpo tremava per il freddo e per lo schock. Per terra, accanto a lei, c’era la lettera che stringeva forte nelle mani fino a pochi minuti prima. La raccolsi e cominciai a leggere sottovoce.