mercoledì 26 dicembre 2012

Trentacinque


D’un tratto mi accorsi di avere fame, non mangiavamo  dalla sera prima. Eravamo talmente agitate per l’approdo che ci eravamo scordate di cenare.
Avanzai di quattro passi e la testa mi girò talmente forte che ricaddi a terra.
“Va tutto bene?” Mi chiesero in coro i coniugi Armani.
“Si, ho avuto un capogiro, sarà la fame”
“Avrà un po’ di mal di terra” diagnosticò il tenente.
“Cos’è il mal di terra?  Io conosco solo il mal di mare”
“È il contrario del mal di mare. Quando si passano tanti giorni su una nave come avete fatto voi il corpo si abitua al rollio provocato dalle onde del mare e, nel momento in cui si rimette piede sulla terra ferma, il fisico si deve riadattare a una nuova condizione. I sintomi sono simili: nausea e giramento di testa. Vedrà che le passerà entro qualche ora”.
“Oh bella. Questa del mal di terra proprio non l’avevo mai sentita” mi rialzai e li seguii con i piedi pesanti lungo una strada sterrata e rossa, polverosa. Mi guardai intorno, quel colore rossastro era dappertutto e si fondeva con le case bianche, basse e squadrate dal tetto a terrazzo che incorniciavano la spiaggia. Nel centro della baia si ergeva un edificio bianco, orlato da merli in cima che assomigliava a un castello.
“Quell’edifico lassù è la moschea di Arba Rucùn e da lì parte il corso Vittorio Emanuele che scende verso il mare”.
Dietro di noi una macchina dell’esercito guidata da un militare ci raggiunse.
“Saliamo in macchina, arriveremo prima” ci invitò il Signor Armani.
Sfrecciammo via veloci in mezzo alle vie polverose di Mogadiscio. Dietro alle case si intravedevano delle acacie alte e rigogliose, qualche palma da cocco e delle piante che non conoscevo.
“Che piante sono quelle, tenente?”
“Teresa, mi chiami[LO1]  Ottavio  Quelli sono banani. Le banane di Mogadiscio sono le più buone e dolci che abbia mai assaggiato. A casa ne potrà trovare quante ne vuole. È una delle merci più esportate dalla Somalia, insieme al caffè, al legno e all’olio di semi”
“Davvero?”
“Sì, se non siete troppo stanche vi propongo di fare un piccolo giro in macchina per Mogadiscio, vi mostrerò brevemente la città”
“No Ottavio, siamo distrutte e io ho fame. Andiamo a casa. Vero Teresa che preferisci andare a casa?”
“Be, io un po’ sono curiosa, un giro lo farei volentieri ma decidete voi”
“Decido io. Cara, ti assicuro che faremo in un baleno. Allora, come avete potuto notare siamo partiti dal porto”
“Sì, ce n’eravamo accorte” scoppiammo a ridere tutti.
“Non dovete interrompermi, altrimenti la visita guidata si allunga. Dunque, stiamo percorrendo il Lungomare Mussolini, sulla sinistra potete ammirare il mare, che già lungamente avrete avuto modo di apprezzare sulla nave” il tenente Armani si girò verso di noi e schiacciò l’occhiolino sorridendo.
“Sulla destra le tipiche costruzioni a terrazzo bianche della città di Mogadiscio vi danno il benvenuto, e io con loro. Ora incrociamo il Palazzo del Governo e là in fondo potete vedere l’Arco trionfale al Principe di Piemonte, eretto a ricordo della visita del Principe nel… non mi ricordo quando. Questo è l’edificio della Vecchia Dogana (quella nuova è accanto a dove siete sbarcati) e il palazzo delle Poste, che tornerà utile per spedire lettere o pacchi in Italia. Più avanti parte il Lungomare degli Abruzzi, che porta all’ospedale Civile e Militare della Somalia. Noi invece svoltiamo a destra in Corso Vittorio Emanuele, andiamo verso Ovest, in direzione della duna costiera di Benadìr, verso il deserto. Ecco, vedete, troviamo la moschea di Arba Rucùn, come vi dicevo poco fa e la moschea di Facr-ed-Din. Più in là c’è la moschea Giama Amaruini, dicono sia la più importante della città. Qui accanto c’è anche un bar, un cinema e vari negozi che avrete il tempo di esplorare. Il Corso separa i due quartieri della città: Amaruini, il quartiere più a sud, vecchio pittoresco dedalo di vicoli e stradine, mercatini e negozietti, da Scingani, più a nord, il quartiere nuovo. Qui a sinistra parte il Viale Regina Elena, che attraversa la parte Sud della città da Nord a Sud, parallela al mare”