martedì 4 dicembre 2012

Venticinque


La notte faticavo ad addormentarmi. Guardavo fuori dall’oblò e ripensavo alla mia famiglia, immaginando cosa stessero facendo in quei giorni e il più delle volte mi asciugavo qualche lacrima. Poi però pensavo alle emozioni forti che avevo vissuto nel salire su quella grande nave, vedere panorami mai visti, vivere il mare. Mi asciugavo in fretta le lacrime e mi rimettevo a dormire.
 Erano le sei. Mi accorsi che  stava succedendo qualcosa. Il piroscafo cominciò a rallentare impercettibilmente.  Da un mese a questa parte non avevo mai avvertito  la nave rallentare. Stiamo  affondando? Mi alzai dal letto e controllai con cautela fuori dall’oblò. Non potevo credere a quello che stavo vedendo. Mi strofinai gli occhi, stavo sognando.
“Tera, tera, teeeraaaaaaa”[1] cominciai a gridare come un’ossessa, saltavo come una cavalletta in giro per la cabina.
“Teresa, set diventàa mata?”[2] Livia nel frattempo si era svegliata al suono delle mie urla.
“Livia, semm rivàa! Guarda foeura, guarda!”[3] la accompagnai accanto all’oblò.
“Oh, mama, l'è vera! Te g'hè rasun! Semm rivàa, semm foeura pericul, semm rivàa!”[4]
Ridemmo  dalla gioia, ci abbracciammo forte piangendo a dirotto, lei per la felicità e io per la paura.
“Livia, vestemas, andemm sül punt a vidè”.[5]
“Si, a fo la pisa, dü minüt e summ prunta”[6] mi disse mentre si toglieva di dosso in fretta e furia la camicia da notte.
In un batter d’occhio uscimmo fuori dalla cabina, percorremmo il corridoio che portava all’esterno della nave di corsa e ci accorgemmo che non eravamo le sole ad avere intuito l’arrivo in porto.


[1] “Terra, terra, terraaaaaaaa”
[2] “Teresa sei impazzita?””
[3] “Livia, siamo arrivate Guarda fuori, guarda!”
[4] “Oh mamma, è vero! Hai ragione! Siamo arrivate, siamo fuori pericolo, siamo arrivate!”
[5] “Livia, vestiamoci, andiamo sul ponte a vedere”
[6] “Si, faccio la pipì, due minuti e sono pronta”