venerdì 7 dicembre 2012

Ventisette


Franco era un industriale di Milano. Aveva già raggiunto Mogadiscio due volte perché la sua azienda avrebbe aperto una segheria anche in Somalia. Cenammo poi un paio di sere insieme a loro, che ci raccontarono il motivo del loro viaggio in Africa.
“Il lavoro costa meno qui, vale la pena di provare a produrre mobili in serie direttamente dalla Somalia. C’è legname in quantità, con la nostra esperienza, la nostra tecnologia e le loro materie prime e forza lavoro, apriremo una realtà solida e ricca” ci aveva confessato. La moglie Elvira, bionda, elegante e ben truccata annuiva un po’ svogliata alle parole entusiaste del marito.
“Guardi Franco, se allungo il braccio riesco a toccare la costa davanti a me, sembra vicinissima”.
“Stia attenta a non cadere, Teresa!” Mi consigliava ridendo.
 La nave avanzava lenta e sboccò in mare aperto solo il giorno successivo. Un branco di delfini si tuffò nella scia bianca della nave, ci salutavano compiendo capriole e salti spensierati  Non eravamo ancora arrivati dunque, ma avevamo rivisto la terra e questo era l’importante. L’odore umido e dolciastro dell’Africa si era già insinuato nei nostri nasi, conquistando il nostro cuore spaventato di migranti.