venerdì 11 gennaio 2013

Quaranta


Trascorso qualche giorno, decisi di cominciare a lavorare. Una volta alla settimana le famiglie dei diversi tenenti organizzavano delle cene, durante le quali il signore e la signora Armani non mancavano mai di promuovere la mia presenza alle signore della città. Cominciai  subito a essere richiesta da tutte le mogli dei militari italiani. Lavoravo dalle dieci alle dodici ore al giorno, tutti i giorni, senza riposo, passando da una casa all’altra. Mi spostavo a piedi e imparavo così a conoscere tutti gli angoli più nascosti di quella città, che cominciavo ad amare.

Una mattina ricevetti una visita inquietante: un soldato del nostro esercito mi ordinò di seguirlo sulla sua camionetta, al volante della quale un altro soldato attendeva sotto il sole cocente, immobile. La moglie del Generale Graziani in persona aveva bisogno dei miei servizi: voleva fare la messa in piega ai capelli. Imbarazzata, spaventata e un po’ intimidita, salii sul mezzo di trasporto; mi obbligarono a indossare un elmetto di protezione della divisa militare italiana per tutta la durata del viaggio. Mi immaginai vista da fuori e mi venne da ridere: io, seduta su una camionetta militare, sobbalzando a ogni buca col mio elmetto troppo grande che mi penzolava da un lato della testa…