domenica 27 gennaio 2013

Quarantasette



Alla sera rincasai molto tardi, come al solito. Sul ballatoio di casa Armani intravidi da lontano una figura. Mi fermai di colpo, terrorizzata.
“Buonasera, rientra sempre così tardi lei, signorina Teresa?” Riconobbi la voce di Mario e la sua cantilena veneta.
Se ne stava seduto sulla poltrona in vimini del piccolo salotto esterno, le gambe incrociate, un filo leggero di fumo che saliva lento dalla mano sinistra; tra le dita, una sigaretta accesa si stava fumando da sola.
“Mario! Mi ha spaventata!” Dissi con la mano al petto per proteggermi dalla sorpresa.
“Mi scusi tanto, non la volevo spaventare. Sono qui perché ieri sera…”
“Ha dimenticato qualcosa?”
“Be, sì, in un certo senso. Ieri sera ho dimenticato di darle un bacio” mi disse abbassando il tono della voce.
Avvampai di nuovo, mi accomodai sulla poltrona accanto a lui. Era sfacciata la sua frase ma, come la prima volta che mi parlò, dette da lui le cose sembravano semplici, senza malizia. Quell’uomo emanava qualcosa, come un fluido irresistibile. Istintivamente mi tenni con le mani ai braccioli della poltrona per imporre al mio cervello di continuare a funzionare, di non abbandonarmi proprio adesso.