martedì 29 gennaio 2013

Quarantotto



“Non avrei dovuto dirglielo, mi scusi, sono stato impulsivo” si pentì.
“Non si preoccupi, non è niente”
“Le va di fare una passeggiata sul mare?” Si alzò. Senza neanche attendere la risposta, mi tese la mano e mi attirò a sé. Non potei fare a meno di annusare il suo odore, profumava di acqua di Colonia e di schiuma da barba, di mare e di terra africana. Quell’odore mi fece girare la testa, la appoggiai sulla sua spalla. Restammo così, immobili, per un po’ di tempo.
“Dai, andiamo!” Mi spronò tirandomi verso la direzione del mare.
Arrivammo fino alla spiaggia, percorremmo tutto il Lungomare Mussolini e arrivammo fino a Piazza San Bongiovanni, vicino a una Moschea e raggiungemmo la spiaggia togliendoci le scarpe. Camminammo nella sabbia fresca della sera, ci sedemmo in riva al mare.
“Vengo sempre qui alla sera. Mi siedo sulla riva e guardo il mare. Mi immagino che al di là del mare ci sia l’Italia e penso a cosa stia facendo mia mamma”
Lo guardai, incredula.
“Anche io faccio la stessa cosa, voglio dire, guardo l’orizzonte e mi immagino cosa stia facendo mia mamma e penso anche ai miei fratelli”. Una lacrima mi tradì, perdendosi veloce nella sabbia africana.
“Ti manca la tua famiglia?” mi chiese passando con estrema naturalezza al tu.
“Sì, tanto”.
“Perché sei partita dall’Italia?” Mi guardò cercando di capire.
“Mio padre è morto, abbiamo tanti debiti da pagare e siamo una famiglia numerosa. Io sono la figlia maggiore, tocca a me aiutare mia madre. La moglie del tenente Armani mi ha proposto di seguirla, io ho accettato” spiegai mentre infilavo nervosamente i piedi nella sabbia.
“Grazie” mi rispose.
“Di che cosa?”
“Di avermi risposto, di essere partita, di aver fatto la piega a mia cognata” mi sorrise, gli occhi neri brillarono nella notte.
Abbassai lo sguardo, sorrisi anch’io. Si accese un’altra sigaretta, il fumo salì lento verso il cielo stellato. Da lontano si sentivano le risate sinistre delle iene e gli ululati di qualche altro animale che non riconobbi.
“Torniamo indietro, andiamo”. Mi cinse la vita col braccio e camminammo insieme, mano nella mano, fino a casa.