domenica 13 gennaio 2013

Quarantuno



La camionetta si fermò davanti a una villa bianca in stile coloniale anch’essa, poco lontano dalla via Gasparini, vicino al mare dalla parte della Dogana e della Capitaneria di Porto. Tutto intorno un giardino rigoglioso di fiori tropicali, piante di banani, mango e papaia.
L’appuntamento con la signora Graziani, col tempo, diventò una piacevole abitudine  e il fatto di essere diventata la parrucchiera della moglie del Generale e della loro figlia aveva aumentato  ancora di più la mia popolarità. Le richieste lievitarono, il lavoro triplicò: allargai la mia clientela anche  alle mogli dei militari inglesi. Se non avevano a disposizione il denaro, pagavano con qualsiasi cosa: piatti, argenteria, zanne d’elefante, che io custodivo scrupolosamente nella mia soffitta.
Finalmente le cose cominciarono a girare per il verso giusto e dopo solo un mese riuscii a inviare i primi soldi che avevo guadagnato a mia madre. Li spedii insieme a una lettera che scrissi in risposta a un loro telegramma ricevuto il giorno prima.